Poletti: «Camusso sbaglia, ci saranno meno precariato e più opportunità»

Giuliano Poletti

ROMA Si rifiuta di dare numeri: «Sarebbe un azzardo» dice. Ma assicura: «Entro fine anno invertiremo il trend, freneremo la caduta dell’occupazione». A incontrarlo nel suo ufficio, al secondo piano del Ministero del Lavoro a via Veneto, Giuliano Poletti sembra aver superato alla grande lo choc di una ”chiamata” improvvisa e inaspettata nella squadra del governo Renzi. Pienamente a suo agio nei panni di ministro, Poletti lo è anche nel fornire risposte diplomatiche a domande più insidiose. Sulle pensioni, ad esempio. Non si sottrae invece alla polemica con il leader Cgil, Susanna Camusso.
Ministro, nel 2013 l’Italia ha perso mezzo milione di posti, dal 2008 oltre un milione. E così oggi abbiamo 3 milione e trecentomila disoccupati ufficiali e altrettanti inattivi non per scelta. Tutte le previsioni – l’ultima, freschissima, di Fitch – vedono miglioramenti non prima del 2015. Riuscirete a anticipare questi tempi?
«Lavoriamo con questo obiettivo. Le scelte fatte sul pagamento dei debiti della pubblica amministrazione, sul piano per la scuola, sul cuneo fiscale e sull’Irap, servono a creare le precondizioni affinché le imprese italiane possano riprendere a investire e produrre. E quindi ad assumere. Cosa che potrà accadere con meno vincoli».
Quando si vedranno i primi risultati positivi di questa cura?
«Le teorie economiche indicano in sei-dieci mesi i primi impatti sull’occupazione».
Così però arriviamo comunque all’inizio del 2015. In che cosa consiste allora la vostra accelerazione?
«Tutte le stime prevedono un aumento della disoccupazione nei prossimi mesi. Noi vogliamo frenare la caduta, invertire la tendenza. Far rientrare a lavorare un po’ di persone che ora sono in cassa integrazione, ridurre la quota di solidarietà».
Ci dà qualche obiettivo quantitativo?
«No, sarebbe un azzardo».
In conferenza stampa, parlando delle novità in arrivo sui contratti a termine, lei ha usato un’espressione ad effetto: vogliamo eliminare le ”norme tortura”, quelle che scoraggiano gli imprenditori dall’assumere. Cosa risponde alla Camusso che l’accusa di aumentare la precarietà?
«Che non la aumentiamo. Quelle della Camusso sono preoccupazioni sbagliate. I vincoli sulle causali e sugli intervalli erano stati pensati per combattere gli abusi, ma nei fatti hanno aumentato la precarietà. In molti casi i lavoratori hanno visto sfumare il rinnovo, le aziende li hanno sostituiti con altri lavoratori per evitare rischi di ricorsi e cause. Invece così i lavoratori potranno avere rinnovi fino a otto volte nell’arco di tre anni, con tutte le garanzie previste dal contratto. E dopo che l’azienda ha investito per tempi lunghi su quel lavoratore è più facile che il rapporto si stabilizzi. Stiamo dando delle opportunità in più, sia ai lavoratori che alle aziende».
Nella delega si parla di salario minimo legale. Proposta accolta favorevolmente dagli imprenditori e rigettata dai sindacati che ricordano che esistono già i minimi tabellari dei contratti nazionali. Dove sta la fregatura?
«Nessuna fregatura. Quasi tutti i Paesi hanno una norma sul salario minimo. Nessuno discute le decisioni contrattualmente assunte. La proposta è in una delega, ci sarà il confronto con le parti sociali e nel Parlamento. Ne verificheremo la fattibilità».
Esclude che l’introduzione del salario minimo legale possa portare a un ribasso delle retribuzioni?
«La logica è a garantire, non ad abbassare. Comunque ribadisco: siamo aperti al confronto su questo terreno».
Di quanto sarà l’importo massimo del cosiddetto sussidio universale di disoccupazione? Arriverà ai 1.100 previsti attualmente dall’Aspi?
«La decisione presa è che il nuovo sistema sia a parità di oneri: all’interno di questo vincolo dobbiamo costruire il mix tra quantità e durata. Di certo vogliamo semplificare gradualmente tutto il sistema degli ammortizzatori sociali: teniamo cig ordinaria e straordinaria, anche se con un meccanismo diverso sui contributi che premia chi la usa di meno; confermiamo l’esaurimento della cig in deroga».
Nei tempi previsti dalla Fornero o prima? E che fine farà lo schema di riforma messo a punto dal ministro Giovannini?
«Non ho ancora avuto tempo di studiare il dossier».
In attesa del nuovo sistema, resta il problema di rifinanziare la cig in deroga. Come lei stesso ha ammesso, manca circa un miliardo: si impegna a reperirlo in tempi brevi?
«Non tocca al ministro del Lavoro trovare le risorse. Ho illustrato il problema in Consiglio dei ministri. Le troverà il governo».
Ultima domanda, visto che lei è anche il ministro della previdenza sociale. Il premier Renzi ha assicurato che per le pensioni fino a tremila non ci saranno novità. E per gli importi superiori? Lei esclude nuovi contributi di solidarietà, oltre a quelli già in vigore?
«Al momento con il sottoscritto nessuno ha discusso nulla sull’argomento».
Ma nel caso quale sarebbe la sua posizione?
«Mi dispiace, era l’ultima domanda».