Pil, Renzi accusa il colpo ma reagisce: “Dobbiamo accelerare le riforme”. E pensa ad un pressing sull’Europa

++ Renzi,fondamentale prima lettura riforme entro europee ++

Consolidare quanto messo in campo. Portare a casa le riforme avviate. Difendere e sostenere un’agenda che non cambia. Ma accelerare i tempi. Nel giorno in cui l’Italia ripiomba nella terza recessione in cinque anni, il governo incassa il colpo e tira dritto. “Me lo aspettavo e quindi non sono sorpreso”, fa sapere Renzi a chi gli chiede conto di quel segno meno davanti al Pil. “Si tratta di un dato negativo, lo so. Ma se si legge la curva trimestrale si vede che a giugno crescono sia i consumi che la produzione industriale. Anche il dato diffuso ieri da Confcommercio fa capire che i consumi salgono di oltre un punto e mezzo rispetto al dato precedente. Poi certo, so che così comunque non va bene”. 

Per parare il colpo, anche dal punto di vista della comunicazione, il premier pubblica la lettera ai parlamentari della maggioranza, un documento programmatico (concordato due giorni fa con Padoan) per ricordare le dieci priorità dei “Millegiorni”. E per dire che si va “avanti con maggiore decisione”, ora che il Pil è di nuovo sotto zero. Non si drammatizza neanche in via Venti Settembre. Ma l’aria che tira nel ministero dell’Economia è di alzare d’ora in avanti la soglia di attenzione e vigilanza su tutti “quei rivoli di spesa fuori controllo” che potrebbero compromettere un rapporto tra deficit e Pil già proiettato verso il tetto invalicabile del 3%. Tutti però – da Palazzo Chigi ai tecnici del Tesoro – escludono con certezza una manovrina extra per aggiustare i conti e soprattutto confermano il bonus. 

“La ricetta sono le riforme: istituzionali, lavoro, giustizia. Non serve una manovra, ma le riforme. Dobbiamo smentire il Financial Times“. Il quotidiano britannico – che ieri ha messo subito in homepage la notizia del ritorno italiano in recessione – insiste nel citare le critiche secondo cui Renzi avrebbe scelto la via di alcune facili riforme “da mettere in vetrina, come quella del Senato, non riuscendo a realizzare cambiamenti fondamentali nel mercato del lavoro e nella burocrazia”. Renzi e Padoan, al contrario, ritengono essenziale partire dalle “radici” per cambiare il Paese. E le radici sono proprio “le riforme di sistema”, quelle che “i mercati si attendono”. Dunque riforma costituzionale ed elettorale. Alle quali sommare gli impegni in politica estera, la sfida educativa (riforma di scuola, cultura e Rai), la spending review. E ancora: riforma del lavoro, della pubblica amministrazione, del fisco, della giustizia. E lo Sblocca-Italia per far ripartire i cantieri. Queste le dieci priorità dei Millegiorni. Questi gli obiettivi del governo Renzi da qui al 2017, messi ieri nero su bianco nella lettera ai parlamentari.

Dunque istituzioni ed economia in parallelo. Anche se Palazzo Chigi nega un patto del Nazareno “economico” siglato con Berlusconi. La disponibilità dell’ex Cavaliere si limiterà alle riforme istituzionali, con la maggioranza autonoma su fisco e conti pubblici. “Non abbiamo più alibi, ora si corre”, ripetono i consiglieri economici del premier. “D’altro canto, gli effetti delle riforme non si possono vedere subito. Germania e Spagna hanno atteso due anni”. Certo, di politiche espansive per tirare su la crescita nessuno parla. Fare spesa in deficit è impossibile, in questo contesto. Ma dietro le quinte trapela l’ultima battaglia, l’unica davvero utile per assicurare risorse extra e rilanciare gli investimenti: quella europea.

Se l’alleato di maggioranza, il Nuovo centrodestra di Alfano, tira fuori dal cilindro l’abolizione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori come risposta al Pil negativo, Renzi e Padoan puntano invece a chiedere a Bruxelles lo scorporo del cofinanziamento dei fondi europei dal Patto di stabilità. Soldi freschi che non graverebbero sul deficit già gonfio e che potrebbero essere messi sui progetti in cantiere. Se ne parlerà da settembre in poi, quando l’Italia – tra Ecofin e altri appuntamenti – avrà il pallino di presidente di turno del semestre. “Continueremo la battaglia europea, senz’altro è prioritaria, confidando nel fatto che il momento è difficile per tutti e un allentamento dei vincoli pare plausibile”, conferma il sottosegretario all’Economia Pierpaolo Baretta. 

Fare in fretta. Superare il blocco di sfiducia che corre nel Paese. Questo nel frattempo l’obiettivo dell’esecutivo. Senza drammatizzare, ma accelerando. Perché Renzi è convinto che “l’Italia ha tutto per farcela e per uscire dalla crisi”. Se non cambia però “sarà sempre negativa”. E non solo nel Pil.

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