Pil, doccia fredda dall’Istat “crescita zero”

ISTAT

La crescita e’ rimasta zero. Il dato definitivo sul Pil del secondo trimestre dell’anno conferma la stima preliminare. L’atteso (da Palazzo Chigi e Tesoro) miglioramento non c’e’ stato. Le note positive arrivate dall’Istat riguardano la revisione al rialzo (dallo 0,7% allo 0,8%) del dato su base annua, la crescita acquisita per quest’anno che passa dallo 0,6% allo 0,7% e quella del 2015 (dallo 0,7% allo 0,8%). Nel dettaglio, sempre nel secondo trimestre, si sono rilevati incrementi congiunturali per agricoltura (0,5%), servizi (0,2%) mentre per l’industria si e’ avuto un calo dello 0,6%. Sempre nello stesso periodo, inoltre, la spesa delle famiglie e’ cresciuta dello 0,1% rispetto al primo trimestre e dell’1,2% rispetto al secondo trimestre del 2015. Eppure, proprio nei giorni scorsi, era emerso sempre da dati Istat che il fatturato dei servizi mostrava un’accelerazione della crescita nell’ordine dell’1% nel secondo trimestre rispetto al primo, e del 2% rispetto al secondo trimestre 2015 e questo faceva ben sperare in una crescita piu’ sostenuta anche del prodotto interno lordo. Lo stesso ministero dell’Economia aveva fatto trapelare un giudizio “incoraggiante” sul dato sul fatturato dei servizi, un dato che – avevano aggiunto fonti di via XX Settembre – “promette per lo stesso periodo una crescita economica di segno positivo, non una crescita zero”. Il risultato definitivo e certificato oggi dall’Istat non varia comunque le previsioni del governo secondo cui, come ha spiegato il premier Matteo Renzi al workshop Ambrosetti di Cernobbio, l’Italia prosegue “la lunga marcia” nell’economia, con il 2016 che “si chiudera’ meglio del 2015, che si e’ chiuso meglio del 2014, a sua volta meglio del 2013 e questo del 2012”. “E’ un fatto inoppugnabile confermato dai dati di oggi – ha aggiunto Renzi – ma questo non significa andare bene, siamo tornati in gruppo ma siamo ancora in coda”. Un invito all’ottimismo arriva dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, il quale riconosce che “la crescita “c’e’ anche se e’ debole” ma sottolinea anche il fatto che non esiste “una stagnazione secolare”. La crisi ha “cause e sintomi di malessere profonde”, ha spiegato il ministro. “Stiamo ancora discutendo sulle cause della bassa crescita – ha notato – dobbiamo convincerci che sono piu’ profonde di quanto pensassimo, bisogna chiederci quali sono le motivazioni profonde di chi come famiglie, imprese e governi non mette in atto azioni sufficientemente forti per riprendere la crescita. Forse c’e’ troppo risparmio, si investe troppo poco e non si ha fiducia nelle prospettive di profitto. Non penso che si sia una stagnazione secolare, ma credo ci siano sintomi di malessere profondo, tutto questo non deve essere causa di rinuncia o di pessimismo”.

AGI