Piazza della Loggia, condannati all’ergastolo Maggi e Tramonte 41 anni dopo la strage

Una immagine del 28 maggio 1974 mostra le vittime dell'attentato coperta da lenzuoli a piazza della Loggia a Brescia. Il pm di Brescia al processo per la strage di piazza della Loggia ha chiesto quattro condanne all'ergastolo e un'assoluzione. Ergastolo per: Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi, Francesco Delfino e Maurizio Tramonte. Assoluzione, invece, per Pino Rauti. ANSA

E’ arrivata poco dopo le 21, dopo otto ore di camera di consiglio, la sentenza del processo d’appello bis sulla strage di piazza della Loggia a Brescia al termine del quale la Seconda Corte d’assise d’appello di Milano ha condannato all’ergastolo l’ex ispettore veneto di Ordine Nuovo Carlo Maria Maggi e l’ex fonte ‘Tritone’ dei servizi segreti Maurizio Tramonte. Prima che i giudici togati e popolari si riunissero in camera di consiglio, avevano preso la parola per le repliche il pg Maria Grazia Omboni, che ha chiesto l’ergastolo per entrambi, alcuni legali di parte civile e i difensori.

I familiari delle vittime presenti nell’aula hanno accolto in lacrime la sentenza. Il verdetto viene definito “decisivo per la storia del Paese” da Manlio  Milani, presidente dell’Associazione familiari vittime della stage di piazza della Loggia che quel giorno fa perse la moglie. La sentenza di oggi, ha sottolineato Milani, impone una “profondissima riflessione su quegli anni dal ’69 al ’74”

Il processo d’appello bis si è celebrato dopo che la Cassazione aveva annullato l’assoluzione di Maggi e Tramonte in relazione alla strage che il 28 maggio del 1974 causò otto morti e 102 feriti nel corso di una manifestazione antifascista nel cuore di Brescia. Per l’accusa Tramonte avrebbe partecipato a tutta la fase di preparazione all’attentato, mentre Maggi, che oggi ha 80 anni, sarebbe stato il mandante.

La Suprema Corte aveva ordinato la ripetizione dell’appello che aveva mandato entrambi assolti, valutando in particolare per il medico neonazista “ingiustificabili e superficiali” le conclusioni assolutorie nonostante “la gravità indiziaria” delle dichiarazioni di un pentito nei suoi confronti. Il pg, alla luce delle testimonianze del nuovo dibattimento, ha insistito molto sulla recuperata credibilità del pentito nero Carlo Digilio.

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