Piano di rientro, tagli agli sprechi e privatizzazioni: «Sarà una svolta»

IGNAZIO MARINO 2

Un piano che vuole essere una svolta storica per le finanze del Campidoglio, arrivate ormai sull’orlo del precipizio, ma anche un esempio da seguire per le altre città italiane. In attesa del sì definitivo del Governo, che dovrebbe arrivare all’inizio di agosto, il piano di riequilibrio triennale del Campidoglio è stato ieri formalmente trasmesso a Palazzo Chigi e al Parlamento. «L’obiettivo è di rendere Roma virtuosa nella gestione della spesa e delle entrate e, allo stesso tempo, realizzare il programma di sviluppo – commenta Ignazio Marino – Abbiamo impiegato un anno a rimettere in ordine questioni sospese anche da cinquant’anni». Le linee guida del documento, seguito passo dopo passo dal neo assessore al bilancio Silvia Scozzese, puntano alla limitazione degli sprechi e a forti interventi sulla spesa: una strada di riforme, che adesso dovrà però resistere alle pressioni della maggioranza, indirizzate soprattutto a frenare sul fronte delle privatizzazioni.

L’ITER 
«Abbiamo chiesto al Governo di esaminare il nostro piano di rientro nei tempi più brevi possibili perché è nostra ambizione arrivare alla fine di questo mese, o al massimo all’inizio di agosto, ad avere un parere definitivo», sottolinea il sindaco. E da Palazzo Chigi sono arrivate rassicurazioni: il via libera arriverà in un mese, la metà del tempo previsto dal decreto Salva Roma. In vista dell’approvazione del testo, «chiediamo ufficialmente al governo un allentamento del Patto di stabilità per circa 300 milioni di euro – spiega Marino – Così potremo spendere le risorse soprattutto nelle aree più importanti affinché non ci siano più emergenze». Poi bisognerà affrontare il difficile cammino dell’attuazione: Palazzo Senatorio è pronto a varare un pool interno incaricato di seguire l’iter del piano passo dopo passo, in attesa che dal Governo arrivi l’input per consegnare poteri speciali a Marino, nominandolo commissario ad acta.

LE CIFRE 
Dopo aver certificato un disequilibrio strutturale di 550 milioni di euro, il piano impegna il Campidoglio a diminuire la spesa, nel triennio 2014-2016, per un importo di 440 milioni: il 10 per cento della spesa corrente attuale, che è di 4.460 milioni annui. Una spending review da effettuare attraverso risparmi strutturali nella macchina amministrativa e nelle società partecipate. I restanti 110 milioni derivano dal riconoscimento da parte del governo degli extracosti sostenuti dalla città per le funzioni di Capitale. Il piano prevede inoltre un’altra voce fondamentale: il finanziamento stabile da parte della Regione di 240 milioni annui per il trasporto pubblico locale. Sono 25, inoltre, le aziende partecipate di secondo livello che il Campidoglio intende alienare attraverso il piano di rientro, mentre sono quattro i casi più spinosi, da affrontare singolarmente: Farmacap, Centro agroalimentare romano, Investimenti spa e Assicurazioni di Roma. «Farmacap è un caso di studio scientifico: è l’unico gruppo di farmacie europee in perdita», attacca Marino. Il sindaco si sofferma anche sulla mutua assicuratrice: «L’assessore Scozzese ha valutato che spendiamo per le assicurazioni civili 24 milioni di euro l’anno, mentre Milano ne spende 2 – argomenta l’inquilino del Campidoglio – Mi pare che i costi siano davvero fuori controllo».

LE REAZIONI 
Il Pd plaude: «Grazie al piano di rientro che l’amministrazione comunale ha presentato oggi al Governo, ci vedremo rilasciati circa 300 milioni di Patto di stabilità», osserva il capogruppo capitolino Francesco D’Ausilio. Il deputato Umberto Marroni chiede che «il Comune si adoperi nella salvaguardia dei livelli occupazionali». Ma Alessandro Onorato, capogruppo della Lista Marchini, boccia l’ipotesi commissariamento: «Il consiglio comunale non può essere esautorato della sua fondamentale funzione di indirizzo e controllo nei confronti del sindaco e della giunta».

IL MESSAGGERO