Pescatori rapiti dai libici: la Marina li salva

sar norman atlantic - NAVE SAN GIORGIO

MAZARA DEL VALLO Blitz notturno degli incursori della Marina militare italiana in acque internazionali (90 miglia a nord ovest di misurata) per liberare il peschereccio di Mazara del Vallo “Airone” – 7 persone a bordo, 4 delle quali tunisine, al comando di Alberto Figuccia – arbitrariamente sequestrato da sedicenti militari della Guardia costiera libica, mentre era impegnato, già da 5 giorni, nella cattura del gambero rosso. Nel corso dell’operazione, di cui è stata tenuta al corrente in presa diretta anche la magistratura, gli incursori hanno fermato, e stanno conducendo a Mazara del Vallo, un militare libico che dopo l’abbordaggio aveva preso il controllo del peschereccio.
L’OPERAZIONE
L’operazione è scattata alle 3,30 di notte ed è partita dalla fregata Bergamini, che era in zona per l’operazione “Mare Sicuro” rivolta proprio alla protezione del naviglio civile nel Canale ed a scongiurare operazioni terroristiche. A chiedere soccorso via radio sono stati l’equipaggio dell’ Airone e di altri battelli siciliani che, operando nella stessa zona, hanno assistito al sequestro. L’Airone è stato abbordato poco dopo la mezzanotte – hanno riferito i pescatori siciliani – da un rimorchiatore con bandiera libica, un tipo di nave del tutto irrituale per la vigilanza. Subito è stato lanciato un cavo di traino ed il controllo del battello è stato assunto da un militare libico. L’Airone è stato costretto a seguire il rimorchiatore che ha puntato su Misurata. A quel punto è stata pianificata la missione di liberazione. Gli incursori si sono mossi dalla Bergamini su un gommone veloce, hanno affiancato il peschereccio e sono saliti a bordo senza dar tempo al militare libico di rendersi conto di quanto accadeva, lo hanno neutralizzato ed hanno assunto il controllo del battello. Mollato il cavo di traino, sotto la protezione della Marina italiana, l’Airone ha puntato sulla Sicilia con i motori al massimo.
L’INCIDENTE
Nel corso dell’abbordaggio degli incursori si è registrato anche un incidente. Uno dei quattro marittimi tunisini, «nel cercare di facilitare la salita a bordo di uno degli operatori – spiega la Difesa – ha maldestramente attivato l’arma del militare, causando l’esplosione accidentale di alcuni colpi d’arma da fuoco». I proiettili non hanno colpito nessuno, ma delle schegge hanno lievemente ferito al collo del piede il marinaio tunisino, che è stato portato a bordo della fregata Bergamini, dove è egualmente “ospite” il libico fermato, in attesa delle decisioni della magistratura. Dai vertici libici nessuna reazione, ma il portavoce di Misurata (la fazione che, nel frammentato panorama libico, controlla una parte del territorio libico compresa la capitale Tripoli), ha sostenuto che la liberazione del peschereccio da parte della Marina italiana è stata una «flagrante violazione della sovranità libica che potrebbe compromettere i rapporti bilaterali italo-libici». La stessa fonte ha aggiunto che l’operazione di sequestro in mare era stata diretta dal colonnello Reda Eissa, capo del Settore centrale della Guardia costiera libica.
A MAZARA
Il blitz è stato vissuto al cardiopalma dalla marineria di Mazara del Vallo, quella a terra e quella impegnata nella pesca nel Canale, che ora sta con gli occhi ancora più aperti temendo reazioni libiche. A ricevere la notizia dalla locale Capitaneria di porto è stato per primo, a terra, l’armatore dell’Airone, Vito Mazzarino. Quando è riuscito a sentire con un telefono satellitare il comandante Figuccia ha registrato solo un’esplosione di panico: «Ci hanno sequestrati… ci conducono in Libia». Poi la linea è saltata e solo dopo quattro ore Figuccia è tornato a rispondere al telefono.
IL RITORNO
Al suo armatore nel ricostruire la vicenda ha detto: «La barca stava lavorando tranquillamente insieme ad altre siciliane, almeno una decina. È apparso all’improvviso il rimorchiatore, s’è affiancato al motopesca e uno o due uomini armati sono saliti, ed è scoppiato il caos». Vito Mazzarino ritiene che l’Airone tornerà a Mazara oggi pomeriggio e già comincia a fare i conti: «Mettere la barca in mare costa circa 50 mila euro, spero che non ci siano danni alle attrezzature».

IL MESSAGGERO