Pesaro, studente 17enne sgozzato 2 fermati: «Hanno agito per gelosia»

LULLI_ISMAELE

Dopo un interrogatorio durato ore, sono stati sottoposti a fermo i due indiziati perla morte del 17enne Ismaele Lulli. Si tratta di due giovani albanesi, un 20enne residente a Urbania e un 19enne di Sant’Angelo in Vado. In tarda serata i due hanno cominciato a collaborare, facendo le prime ammissioni. «È come si stessero rendendo conto ora dell’enormità del fatto», racconta una fonte investigativa che parla di «un delitto da videogame». Confermato il movente legato alla gelosia da parte del ventenne albanese nei confronti della fidanzata, ma il quadro generale che emerge è composto di rivalità, gelosie e incomprensioni di paese. A Sant’Angelo in Vado il clima è molto teso: quando i due ragazzi sono stati trasferiti dalla caserma dei carabinieri di Sant’ Angelo in Vado al carcere di Villa Fastiggi a Pesaro, una folla che si era raccolta ha cercato di colpire a calci e pugni i mezzi delle forze dell’ordine e lanciato invettive. I militari sono riusciti ad evitare conseguenze peggiori dovute al dolore e all’esasperazione: nel piccolo paese tutti conoscevano Ismaele e la sua famiglia.

Il delitto

Il cadavere del ragazzo è stato trovato lunedì mattina in un dirupo, all’interno del boschetto di San Martino in Selva Nera a circa quattro chilometri da Sant’Angelo in Vado, il paesino in provincia di Pesaro dove la vittima viveva con la madre e la sorella. Il corpo di Ismaele era coperto di sangue e aveva una profonda ferita al collo. Piedi e mani erano legati con nastro isolante. I due giovani fermati sarebbero due conoscenti della vittima. Uno dei due ventenni è stato rintracciato nella zona del Montefeltro. Era alla guida della propria autovettura che è stata sequestrata e perquisita dal Ris. L’altro, invece, era a casa sua, a Urbania.

Vendetta per gelosia

L’interrogatorio è iniziato martedì mattina ed è terminato con un fermo da parte del comandante provinciale dell’arma, Antonio Sommese, e del sostituto procuratore della repubblica di Urbino, Irene Lilliu. Secondo le prime informazioni trapelate, Ismaele, che aveva una fidanzatina della zona, sarebbe stato ucciso per una frequentazione amichevole con una giovane di Urbania, che uno dei due albanesi considerava la sua ragazza. Il delitto si sarebbe consumato in un luogo diverso da quello del ritrovamento del cadavere, a San Martino in Selva Nera, in fondo a un pendio scosceso. Poi, il corpo di Ismaele – un ragazzo per niente esile – sarebbe stato spostato fino al boschetto e spinto giù, dove se non fosse stato per l’intuito di una persona che transitava lungo la strada, sarebbe stato in balia degli animali.

Controlli sull’auto di uno dei due fermati

Non è un caso se, da martedì mattina, i carabinieri del Ris di Roma stanno lavorando anche all’interno di una carrozzeria di Urbania, alla ricerca di tracce utili per le indagini sull’auto di uno dei due albanesi interrogati. Al momento non si sa nulla dell’esito dell’autopsia, se non che il taglio alla gola è stato molto profondo e tale da causare la morte dello studente vadese.

L’sms sospetto

Uno degli interrogativi più attesi dagli inquirenti riguarda, però, l’ora della morte di Ismaele, visto che intorno alle 16 di domenica, dal suo cellulare è partito un sms indirizzato a un parente: «Cambio vita, vado a Milano. Non mi cercate». Se la morte risalisse a prima di quell’ora, sarebbe evidente che a inviare quel messaggio è stato il suo assassino. È lutto cittadino a Sant’Angelo in Vado, dove la comunità è incredula di fronte al brutale assassinio di Ismaele. Il sindaco ha chiesto di sospendere ogni attività commerciale e ludica e lo stesso farà in occasione dei funerali dello studente, la cui data dev’essere ancora fissata.

Le indagini

A portare i carabinieri sulle tracce dei due albanesi sarebbero stati diversi elementi, a cominciare dai numeri telefonici recuperati dal telefonino di Ismaele: forse uno scambio di telefonate con i due ventenni albanesi. E poi la presenza di due zaini sul luogo del delitto e le tracce lasciate nel boschetto: c’è una traccia nei pressi di una croce di ferro, sul piano strada, che ha richiamato l’attenzione della persona che, lunedì mattina, ha scoperto il cadavere, calandosi in fondo al dirupo. È possibile, dunque, che lo studente sia stato ucciso sul piano strada e poi fatto precipitare, un’operazione che avrebbe richiesto l’intervento di due persone. E, infine, ci sarebbero tracce sul nastro adesivo, che chi l’ha ucciso avrebbe utilizzato per legarlo. Sarà l’autopsia nell’ospedale di Torrette di Ancona che dovrà dare agli inquirenti informazioni sulla causa della morte: il coltello, con il quale è stato sgozzato, al momento non è stato trovato. Sono comunque state ascoltate una decina di persone, tra cui un testimone che ha parlato di cani irrequieti nella zona nella notte tra domenica e lunedì.

CORRIERE DELLA SERA