Per i Paperoni mai più case al Colosseo a 100 euro

NIERI

Canoni d’affitto proporzionali al reddito. Per Roma è una novità, contenuta nella delibera passata mercoledì in giunta, che dovrebbe azzerare casi-paradosso che ancora oggi si registrano soprattutto in centro storico, vedi appartamenti di 70 metri quadrati a largo Corrado Ricci, zona Colosseo, in locazione a 100 euro al mese indipendentemente dal conto in banca dell’inquilino assegnatario. Parliamo delle unità immobiliari non Erp, di proprietà di Roma Capitale, iscritte alla voce «patrimonio disponibile», circa 500 abitazioni spesso in zone di pregio gestite nel tempo in base alla normativa sull’equo canone del ’78 e ’92, contratti irrisori, molti scaduti da più di 10 anni, mai rivisti considerando anche che alcune di queste unità erano state incluse in precedenti piani di dismissione. Dopo una concertazione con le parti sociali cominciata nel lontano 2004, finalmente nel marzo scorso si è raggiunto l’accordo sui ritocchi al rialzo calibrati sulle fasce di reddito.

Gli esempi di patrimonio svenduto ai privati, che pure risultano “legittimi assegnatari”, si sprecano. Solo per citarne alcuni, emersi in seguito alle verifiche che il dipartimento Patrimonio ha avviato negli ultimi mesi, casi analoghi a quello del Colosseo si ripetono a Fontana di Trevi, via dei Prefetti, piazza Mazzini: appartamenti di una metratura compresa tra i 70 ed i 120 metri quadrati che però costano all’affittuario, anche facoltoso, tra i 100 ed i 200 euro mensili. Al contrario, con questa delibera si legano gli affitti al reddito partendo dai criteri Isee. Si prevede, in particolare, il rinnovo di tutti i contratti rimodulati in base a sei fasce economiche, la prima composta dagli inquilini con un reddito Isee fino ai 15mila euro, poi tra i 15mila e 25mila euro, 25mila e 35mila euro, quarta fascia tra 35mila e 42mila euro, quinta tra 42mila e 55mila euro, infine cifre superiori ai 55mila euro. A tutela delle categorie più deboli, gli aumenti previsti verranno scaglionati in quattro anni, con un incremento progressivo e riduzioni rispetto ai canoni previsti dagli accordi territoriali vigenti. Per quanto riguarda i redditi più alti si applicherà invece la tariffa massima.

Sulla tempistica, trattandosi per lo più di contratti già scaduti da anni, l’amministrazione conta di rendere effettivi gli aumenti nel giro di pochi mesi, l’intenzione è entro la fine dell’anno. Essendo alcune di queste 500 unità immobiliari incluse nel piano di dismissione comunale a prezzi di mercato, poi, non è escluso che gli attuali inquilini procedano all’acquisto. Sul capitolo morosità, nonostante gli affitti “calmierati”, si contano diversi inquilini in debito col Comune di Roma anche da diversi anni: laddove possibile si stanno già predisponendo avvisi bonari per il recupero delle somme non versate. Infine, nel caso in cui l’inquilino non risulti assegnatario legittimo, dovrà liberare l’appartamento.

«Non possiamo più tollerare che per un appartamento al Colosseo di 70 metri quadrati si paghino affitti di 100 euro quando il reddito degli inquilini è elevato – ha commentato il vicesindaco Luigi Nieri che ha firmato la delibera – Uno schiaffo a chi, con tanti sacrifici, affitta un monolocale in periferia a 600 euro al mese. Adesso per quel tipo di proprietà di Roma Capitale si pagherà dai 250 ai 1.000 euro, a seconda del reddito, un doveroso atto di giustizia che ci permetterà di incassare di più per garantire un’adeguata manutenzione del nostro patrimonio immobiliare e di pianificare investimenti per rispondere all’emergenza abitativa in città».

IL TEMPO