Pensioni, Padoan: «Senza intervento un aumento non sostenibile della spesa. Domani il decreto al Quirinale»

Padoan

Senza intervento ci sarebbe stato un «incremento non sostenibile» della spesa. Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, in audizione a Montecitorio davanti alle commissioni riunite Bilancio e Lavoro di Camera e Senato, difende il decreto sulle pensioni approvato dal Consiglio dei ministri di lunedì scorso per rispondere alla sentenza della Consulta che ha bocciato il blocco dell’indicizzazione delle pensioni deciso dal Governo Monti nel 2012. Decreto che «sarà inviato domani mattina presto al Quirinale, e di lì alle Camere. Il tempi sono stati legati alla bollinatura».

«Insostenibile la spesa aggiuntiva di 17,6 mld per rimborsare tutti» 
Se si rimborsasse tutto l’arretrato non corrisposto, ha spiegato Padoan, «la spesa aggiuntiva ammonterebbe a circa 17,6 miliardi di euro, al netto degli effetti fiscali. Mantenendo immutato il quadro del Def l’indebitamento in rapporto al Pil salirebbe dal 2,5 al 3,6 per cento. Nel 2016 l’indebitamento tendenziale passerebbe dall’1,4 all1,7 per cento. Valori – ha ribadito il ministro – che non conseguirebbero il rispetto delle regole del bilancio europee e farebbero scattare una procedura per deficit eccessivo nei confronti dell’Italia. Non permetterebbero dunque all’Italia di usufruire clausola di flessibilità per le riforme. E maggiori oneri ridurrebbero significativemente i margini di bilancio e di intervento per i prossimi anni, sia per scongiurare la clausola di salvaguardia Iva sia per effettuare interventi per la ripresa».

Rivalutazione del 40% per gli assegni tra 3 e 4 volte il minimo
Il decreto, ha assicurato Padoan, «consente invece di salvaguardare gli obiettivi di finanza pubblica in coerenza con i parametri comunitari e di coniugare tale percorso con i criteri solidaristici del sistema previdenziale, secondo i principi enunciati dalla stessa Corte. Consentirà di ricondurre il nuovo scenario tendenziale entro gli obiettivi indicati dal Def. Il rapporto programmatico tra l’indebitamento netto e il Pil nel 2015 risulta pertanto confermato al 2,6%». Questo il peso effettivo sulla finanza pubblica del decreto: «Circa 2,2 miliardi di euro per l’anno 2015 e circa 0,5 miliardi di euro dal 2016, con profilo leggeremente decrescente».

«Dal 2016 aumenta capacità di spesa fasce meno abbienti»
La scelta compiuta dal governo, ha detto Padoan, è stata quella di «aumentare la capacità di spesa delle fasce meno abbienti della popolazione, come già fatto in passato». Dal 2016 la rivalutazione delle pensioni sarà riconosciuta «nella misura del 50% di quanto stabilito per le mensilità del biennio 2012-2013». Per il 2012-13 il decreto – ha continuato – riconosce «la rivalutazione del 40%» per gli assegni tra 3 e 4 volte il minimo, del 20% per quelli tra 4 e 5 volte il minimo e del 10% per quelli tra 5 e 6 volte il minimo. Per il 2014-15 sarà rimborsato «il 20%» di quanto previsto per il biennio precedente.

«Impostazione solidaristica intra e intergenerazionale»
La decisione di tenere fuori dai rimborsi le pensioni sopra i 3.200 euro, ha precisato il ministro, discende «da un’impostazione solidaristica intra e intergenerazionale».

Il Sole 24 Ore