Pensioni d’oro, tetto ma solo dal 2015

TASSE SOLDI 3

Due modifiche alla legge Fornero sulle pensioni, di segno opposto tra loro. Le ha votate la commissione Bilancio della Camera, che ieri ha concluso i lavori sulla manovra dando mandato al relatore per l’aula, dove ci sarà il voto di fiducia. Tra le altre novità rispetto alla manovra impostata dal governo c’è anche un ampliamento della possibilità del fisco di utilizzare i dati bancari dei cittadini nella lotta all’evasione, mentre è saltata la social card per gli immigrati. La prima correzione in materia previdenziale è nata come un intervento contro le pensioni d’oro, in particolare degli alti funzionari dello Stato. In realtà ripropone seppure in forma modificata una clausola che era stata ipotizzata e poi scartata al momento della stesura della legge, che prevede tra l’altro anche per i lavoratori più anziani il calcolo del trattamento pensionistico con il sistema contributivo, per gli anni di lavoro dal 2012 in poi. Obiettivo è evitare che questi ulteriori contributi fruttino a chi continua a lavorare fino ai 70 anni e oltre un trattamento troppo generoso, mentre con il sistema retributivo si raggiungeva comunque il massimo con 40 anni di versamenti.
LE MODIFICHE
L’emendamento approvato ieri prevede allora che l’importo non possa superare quello che sarebbe stato calcolato con il retributivo, includendo però anche gli anni lavorati fino all’effettiva andata in pensione. Questo perché un’altra norma della stessa legge Fornero ha elevato il requisito contributivo minimo, portandolo da 40 a 42 anni e mezzo per gli uomini e a 41 e mezzo per le donne. Come precisato da un subemendamento, la novità si applicherà dal 2015 anche alle pensioni in essere (questo punto era stato al centro di un duello sotterraneo tra Palazzo Chigi e Ragioneria generale dello Stato): di fatto però è difficile che quelle già liquidate possano superare il tetto. I risparmi ottenuti confluiranno in un fondo presso l’Inps, destinato a sostenere in futuro l’adeguatezza delle pensioni delle categorie più deboli. Non porterà invece risparmi ma maggiore spesa previdenziale (pur se limitata) l’altro emendamento approvato che azzera fino al 2017 le decurtazioni previste dalla riforma Fornero per chi lascia il lavoro prima dei 62 anni. Finora le penalità si applicavano in caso di accesso alla pensione ottenuto anche con contributi non da lavoro (ad esempio da riscatto). Un altro emendamento portato al voto ieri sera dimezza (da 150 a 75 milioni) il taglio delle risorse destinate ai patronati (strutture gestite da sindacati o altre organizzazioni che prestano assistenza ai pensionati). Allo stesso tempo è però previsto una razionalizzazione delle presenza dei patronati sul territorio. Riguarda la lotta all’evasione fiscale un’altra novità importante novità riguarda l’uso delle banche dati del Fisco, a partire dall’anagrafe dei conti correnti. Fino ad oggi questa poteva essere utilizzata solo per elaborare liste di potenziali evasori. Con un emendamento firmato da Marco Causi, invece, ora l’Agenzia avrà mani libere sull’uso dei dati, potendo effettuare non solo analisi aggregate ma anche sul singolo contribuente. «È giusto», ha spiegato Causi, «dare la possibilità al Fisco di usare pienamente le banche dati di cui dispone».

Il Messaggero