Pensioni Cancellata l’Irpef per chi è sotto gli 8 mila euro

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ROMA Le certezze della primavera («lo faremo nel 2015») hanno lasciato spazio ai dubbi di inizio agosto («vedremo») e infine alla rassegnazione degli ultimi giorni. Il quadro macro-economico si è deteriorato e Matteo Renzi ha capito che i margini per estendere il bonus fiscale da 80 euro a pensionati e partite Iva, categorie tagliate fuori dall’operazione partita a maggio, si sono ormai ridotti al lumicino. Sarà già molto complicato rendere strutturale la misura per chi adesso beneficia dello sgravio perchè l’anno prossimo serviranno 10 miliardi (e non più solo i 6,9 necessari per gli 8 mesi del 2014) per confermarlo e la gran parte della copertura è legata ai risultati dell’incertissima spending review che nel 2015 deve produrre risparmi da 16-17 miliardi. 
LA SFIDA
Tuttavia il premier, che durante la campagna elettorale per le europee aveva promesso interventi per aumentare gli assegni pensionistici inferiori a mille euro mensili (ci sono 8 milioni di italiani in questa condizione), vuol comunque dare un segno. Ed ampi ambienti della maggioranza lo spingono a indirizzare le sue attenzioni sul meccanismo della «no tax area». Se non ci sono risorse per garantire gli 80 euro a tutti i pensionati, è questo il ragionamento che si sta diffondendo nel governo, almeno togliamo l’Irpef a quelli che incassano un assegno mensile lordo compreso tra 625 e 665 euro. Vale a dire quegli 1,2 milioni di individui tra 7.500 e 8.000 mila euro l’anno ai quali lo Stato, ogni 27 del mese, sottrae in media circa 45 euro di tasse. 
Perchè tanta attenzione per queste persone? La ragione è semplice: perchè, oltre ad essere soggetti a reddito basso, si tratta di contribuenti che non rientrano nella no tax area a differenza dei dipendenti che fino a 8 mila versano zero euro di imposta. «E’ un disallineamento che va sanato» ragionano fonti autorevoli del ministero del Tesoro che stanno studiando il dossier. A favore di questa ipotesi spingono vaste aree sindacali tra cui la Cisl in particolare.
LA COPERTURA
E a gonfiare le vele al progetto ci sono i costi non troppo elevati che servirebbero a finanziarlo. Si parla di una cifra non superiore a 500 milioni di euro.
Soldi che potrebbero essere ricavati attingendo eventualmente ad una parte del taglio che Via XX Settembre sta mettendo a punto sulle pensioni (ricalcolate con il sistema integralmente contributivo) superiori a 3-3.500 euro al mese. Anche se su questa operazione, caldeggiata dal versante centrista che sostiene Renzi, pesano alcuni problemi tecnici. Tra i quali, in particolare, il dettaglio non trascurabile che l’Inps non è in grado di ricostruire la carriera previdenziale di centinaia di migliaia di pensionati. Occorre ricordare a questo proposito che l’allargamento della no tax area, in versione molto più estesa rispetto a quella della quale si discute, era stata proposta l’anno scorso per chi guadagna meno di 12 mila euro lordi l’anno attraverso due emendamenti bipartisan alla Legge di Stabilità. Si trattava di iniziative provenienti dalle file del Pdl (prima firmataria Anna Cinzia Bonfrisco) e sull’altro versante dal Pd (primo firmatario Giancarlo Sangalli). 
Ma il governo Letta, attraverso il vice ministro all’economia, Stefano Fassina, l’aveva cestinata giudicando inaccessibili gli 1,8 miliardi di costo stimato per spesare la misura. Inoltre, l’estensione della no tax area fino a quel livello di reddito, considerando la natura progressiva che caratterizza la curva dell’Irpef, comporta un alleggerimento generalizzato della pressione fiscale avvantaggiando maggiormente i contribuenti con un reddito più alto.

IL MESSAGGERO