Pensioni, aumenti progressivi subito rivalutazione piena a partire dal 2019

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L’Italia è intenzionata a risolvere in tempi rapidi il problema della rivalutazione arretrata delle pensioni. Lo ha detto il ministro Padoan a Pierre Moscovici, commissario europeo per gli Affari economici. E la commissione a sua volta spinge per una soluzione e terrà sotto stretto monitoraggio i conti del nostro Paese, a cui sta per formalizzare le «raccomandazioni specifiche» previste dalla nuove procedure.
ULTIME SIMULAZIONII dettagli esatti della soluzione sono ancora oggetto di verifiche e simulazioni e lo saranno ancora nelle prossime ore, fino al Consiglio dei ministri in programma per venerdì che con tutta probabilità dovrebbe approvare il provvedimento. Ma lo schema è ormai abbastanza chiaro: il governo intende applicare percentuali di rivalutazione decrescenti in base al reddito, riferite però non all’intero trattamento previdenziale ma alle fasce di importo. Vuol dire che ad esempio sulla quota di pensione fino a tre volte il minimo (poco meno di 1.500 euro lordi al mese) potrebbe essere concesso il 100 per cento dell’adeguamento all’inflazione a tutti i pensionati, percentuale destinata a scendere nella fascia tra tre e quattro volte e poi ancora in quella tra quattro e cinque e così via.
In questo modo chi ha un assegno più basso avrebbe una rivalutazione piena o quasi, e gli altri un beneficio simile ma in proporzione via via meno significativo. E sarebbe rispettato quel criterio di progressività richiesto dalla Corte costituzionale.
L’ASSEDIO DI SALVINISi tornerebbe così al sistema applicato a volte negli anni scorsi, mentre per il 2014 e il 2015 la cosiddetta perequazione è applicata con percentuali decrescenti riferite però all’intero assegno. In realtà l’assetto finale potrebbe essere ancora più complesso prevedendo ad esempio percentuali diverse sulle fasce in base al reddito pensionistico complessivo: una sorta di incrocio tra i due meccanismi.
In ogni caso il governo è propenso a includere tra le fonti di finanziamento per gli anni futuri un prolungamento dell’attuale meccanismo di indicizzazione parziale, quello appunto introdotto dal governo Letta. In base alla legge di Stabilità 2014 avrebbe dovuto essere applicato per un triennio, fino al 2016: ora si valuta la proroga fino al 2018. Solo l’anno successivo verrebbe ripristinato il meccanismo di rivalutazione piena previsto dalla legge del 388 del 2000, insomma quello applicato negli anni in cui i governi non hanno avuto necessità di fare cassa introducendo vincoli più severi.
Il tema è delicato sia sul fronte interno, con le elezioni regionali alle porte (il leader leghista Salvini ha annunciato di voler assediare da oggi il ministero dell’Economia, in nome dei pensionati) sia su quello europeo. L’Italia deve garantire, come ha indicato Padoan, il rispetto di tutti i parametri indicati nel Def: dunque non solo quello relativo al deficit, in particolare per il 2015, ma anche la regola del debito. Il che rende complicata anche la partita della restituzione degli aumenti arretrati, che comunque dovrebbe avvenire a rate, in tempi successivi.

Il Messaggero