Pensionamenti d’ufficio e stretta sui giudici, cambia la riforma Pa

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È un ritorno al passato. Alla prima bozza del decreto sulla pubblica amministrazione. Nel passaggio parlamentare del provvedimento la stretta sulle incompatibilità dei magistrati torna ad inasprirsi. I giudici, siano essi ordinari, contabili o amministrativi, non soltanto saranno costretti ad essere messi fuori ruolo per assumere incarichi ministeriali, ma non potranno nemmeno più avere aspettative. Questo, ed è la prima novità, sarà valido per gli incarichi in corso anche nel caso in cui si tratti di semplici consulenze e non solo di uffici di diretta collaborazione dei ministri. Insomma, chi ha già esaurito il bonus del massimo di dieci anni fuori ruolo previsto dalla legge Severino del governo Monti, dovrà scegliere se lasciare definitivamente la magistratura o lasciare gli incarichi nei ministeri. Non solo. La seconda novità è che anche i magistrati amministrativi, che oggi potevano anche scegliere di lavorare part time per la magistatura e poi prestare consulenze ai ministeri, saranno obbligati ad uscire dai ruoli e non potranno più esercitare le funzioni di giudice. Ma chi sono quelli in carica che rischiano di decadere? Ad una prima sommaria analisi sarebbero almeno due i casi rilevanti su cui questa tagliola si potrebbe abbattere. Il primo è quello di Italo Volpe, già nel gabinetto di Giulio Tremonti quando quest’ultimo era ministro dell’Economia ed oggi nella struttura di vertice dei Monopoli di Stato. Il secondo caso riguarderebbe Domenico Carcano, attuale capo del legislativo del ministero della giustizia. In realtà il Consiglio superiore della magistratura ha già deliberato il ritorno nei ruoli di Carcano, bocciando la proroga dell’aspettativa concessa ai tempi in cui era capo di gabinetto del ministro dela giustizia Annamaria Cancellieri. A conti fatti, dunque, almeno per il momento, l’unico magistrato coinvolto dall’emendamento dovrebbe essere Volpe. L’altra modifica che riguarda sempre i giudici è quella che porta da due a tre anni il periodo che deve separare il magistrato dalla pensione per poter far domanda di un incarico apicale. Nella prima versione questo lasso di tempo era stato ridotto da 4 a 2 anni.
LE MODIFICHE
Via libera a tarda sera anche all’emendamento sul pensionamento dei professori «quota 96», i 4 mila docenti rimasti bloccati dalla riforma Fornero e che ora potranno andare in pensione già da settembre. Le amministrazioni, poi, potranno pensionare d’ufficio i dipendenti che hanno il massimo dei contributi (42 anni e 6 mesi) e 62 anni di età. La norma vale anche per primari e professori universitari, ma per loro l’età sarà di 65 anni. Salta invece la norma che faceva salvi i trattenimenti in servizio dei militari fino al 2016. Confermate le novità sulla mobilità obbligatoria, con l’esclusione dei lavoratori con figli minori di tre anni o disabili a carico, e l’introduzione del concerto dei sindacati nella definizione dei criteri di trasferimento. Rivisto il capitolo anticorruzione. È stato approvato un emendamento che dà al presidente dell’Anac, Raffaele Cantone, il potere di proporre al prefetto una gestione straordinaria del contratto d’appalto e, viene aggiunto, della concessione, a rischio, anche nei casi in cui non sia già oggetto di procedimento penale. Approvato anche un emendamento proposto dal ministro della salute Beatrice Lorenzin, che prevede un’equa riparazione una tantum pari, rispettivamente, a 100 mila euro e 20 mila euro per ciascun danneggiato da emotrasfusioni infette o vaccinazioni obbligatorie, e sblocca l’iter dei ristori economici per circa 6.500 cittadini che hanno presentato domanda entro il 19 gennaio 2010, semplificando le relative procedure di liquidazione.

Il Messaggero