Pd, Speranza attacca Renzi: “Primo atto della moratoria è epurazione di Lacorazza in Basilicata”

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Il leader della minoranza dem Roberto Speranza attacca il presidente del Consiglio Matteo Renzi, accusandolo di aver epurato il presidente del consiglio regionale della Basilicata Piero Lacorazza, tra i principali promotori del referendum sulle trivellazioni: “Apprendo con grande rammarico che il primo atto della moratoria proposta ieri da Renzi è l’epurazione del presidente del consiglio regionale in Basilicata avvenuta per mano del neo renzianissimo Presidente Marcello Pittella” ha detto Speranza. “Piero Lacorazza è stato tra i protagonisti della campagna referendaria sulle trivelle. Oggi con una scelta sconsiderata e priva di qualsiasi legittimazione formale si è deciso di epurarlo rompendo l’unità del Pd”.

In Basilicata Pd apre ad Ap. Pittella non risponde alle accuse di Speranza ma dà il benvenuto a Franco Mollica (Udc) che con 12 voti è stato eletto poco fa nuovo presidente del Consiglio regionale della Basilicata. Nella stessa votazione, Giovanni Perrino (M5s) ha riportato sei voti. Con l’elezione di Mollica, si “allarga” all’Area Popolare la maggioranza di centrosinistra guidata da Pittella e di cui entrano a far parte ufficialmente lo stesso Mollica e il consigliere Aurelio Pace (nel Gruppo misto, ma rappresentante dei Popolari per l’Italia). “La scelta di irrobustire” con l’allargamento della maggioranza “il lavoro in Consiglio regionale, per questa Regione e per creare a tutto tondo l’opportunità e il presupposto perché si rafforzi una collaborazione politico-istituzionale” era “da compiere” ha detto Pittella. Lacorazza, in carica dal 2014, si astiene da considerazioni sulla parole di Pittella: “Ci saranno i tempi per discutere e riflettere: l’attività consiliare e politica ci consentirà nei prossimi mesi di portare avanti opinioni e valutazione sui due anni e mezzo di lavoro” ha detto Lacorazza dopo la votazione. “Quindi mi astengo da questa discussione, che nei prossimi giorni è giusto venga fatta, prima nei luoghi deputati, ma anche sulle considerazioni, che non sempre sono condivisibili, fatte poco fa dal presidente Pittella”.

Renzi su riforme: “Vedremo chi sta con il popolo”. Renzi in mattinata è tornato a parlare del referendum costituzionale sulle riforme: “Saranno cinque mesi di dialogo intenso con i cittadini. E alla fine vedremo chi sta con il popolo e chi nuota solo nell’acquario della politica politicante, fatta di talk, tv e autoreferenzialità” ha scritto sulla e-News. “Da questa partita dipende come ha spiegato bene il presidente emerito Napolitano il futuro del nostro Paese. Nessuno si senta escluso: abbiamo bisogno di tutti e di ciascuno. La sovranità appartiene al Popolo. Il referendum ci dirà se la gente vuole cambiare davvero o si accontenta del solito sistema istituzionale bloccato di questi anni. Io sono in campo, ma la differenza potete farla solo voi: matteo@governo.it”.

Cassazione ha ammesso le 4 richieste di referendum. Sulla consultazione di ottobre, l’Ufficio centrale per il referendum della Corte di Cassazione ha ammesso le quattro richieste di referendum sul testo di legge costituzionale approvato dalle Camere. A darne notizia la stessa Suprema Corte. La Cassazione ha infatti dichiarato conformi all’articolo 138 della Costituzione e alla legge n.352 del 1970 le quattro richieste di referendum ed ha dichiarato legittimo il seguente quesito referendario: “Approvate il testo della legge costituzionale concernente ‘disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del Titolo V della parte II della Costituzione’, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta ufficiale n.88 del 15 aprile 2016”.

Renzi a De Magistris: “Volgarità indegne di uomo pubblico”. E risponde al sindaco di Napoli De Magistris che nel suo comizio lo ha “invitato” ad andarsene a casa: “Il sindaco di Napoli mi insulta e minaccia con volgarità indegne di un uomo pubblico”.

La Repubblica