Pd, scontro sulle riforme. Boschi alla sinistra: “Chi vota no fa come CasaPound”

Italy's Minister for Constitutional Reforms and Parliamentary Relations Maria Elena Boschi attends a confidence vote at the lower house of the parliament in Rome February 25, 2014. Prime Minister Matteo Renzi won his first confidence vote in parliament, pledging to cut labour taxes, free up funds for investment in schools and pass wide institutional reforms to tackle Italy's economic malaise. Facing parliament for the first time, the 39-year-old Renzi who is Italy's youngest premier, sketched out an ambitious programme of change in an hour-long speech delivered in his trademark quickfire style interspersed with occasional jeers from the opposition benches.   REUTERS/Giampiero Sposito  (ITALY - Tags: POLITICS BUSINESS)

“È una giornata carica di significato, il pensiero corre alla grande figura di Aldo Moro e alla sua scorta. Inoltre vorrei richiamare l’attenzione sul fatto che è l’anniversario della tragica e barbara uccisione di Peppino Impastato, cui va il nostro commosso ricordo”. Il premier e segretario del Pd Matteo Renzi apre così la direzione del partito presso la sede del Nazareno. Renzi, proprio ieri sera, domenica 8 maggio, ospite a Che tempo che fa su Rai1, aveva annunciato, tra le altre cose, l’avvicendamento al ministero dello Sviluppo economico, con Carlo Calenda che va a sostituire la dimissionaria Federica Guidi, travolta dallo scandalo “Tempa Rossa”.

Renzi: “Moratoria dell’insulto interno”. Ma è scontro Boschi-Cuperlo. Renzi lancia un appello alla pacificazione interna. “Il Pd – dice – per un mese dovrebbe prendersi la moratoria dell’insulto interno. Dal 20 maggio al 15 luglio avremo molte polemiche e questioni aperte, ma il Pd dev’essere in modalità banchetto permanente, o ‘banchino’, come diciamo in Toscana”. Ma il segretario dem non viene ascoltato. Ed è bagarre in direzione con un botta e risposta tra la Boschi e Cuperlo.

Cuperlo: “Attendevo smentita da ministra”. Il primo ad attaccare è l’esponente della sinistra dem. “Ho atteso come un atto dovuto – ha dichiarato Gianni Cuperlo – la smentita di una ministra che, parlando della Costituzione, avrebbe posto quella sinistra pronta a dire no sullo stesso piano di CasaPound”. Cuperlo parla poi di “bullismo anagrafico che non dovrebbe albergare fra di noi” riferendosi alla lettera dei due politologi renziani, Salvatore Vassallo ed Elisabetta Gualmini, che avevano ironizzato sull’età media (“di 69 anni”) dei 56 costituzionalisti firmatari di un appello contro la riforma.

Boschi ribadisce: “È un dato di fatto”. Pronta la replica di Maria Elena Boschi che, prendendo per la prima volta la parola in ‘direzione’, rincara la dose: “Più volte – ha risposto la ministra – ho sentito equiparare chi vota ‘si’ con Verdini. Mi sono limitata a dire che chi vota ‘no’ vota ‘no’ come CasaPound, una valutazione di fatto reale nella sua banalità”.

L’affondo al M5s. Il segretario dem attacca il Movimento 5Stelle. “Ci auguriamo – ha detto Renzi – che anche altri trovino lo spazio per sostituire la fatica della democrazia alla comodità della dinastia, come accaduto nel principale partito dell’opposizione”. “Sento dire: che la fate a fare la ‘direzione’, non c’è molto da litigare… Ma i partiti si riuniscono, dialogano anche quando non c’è qualcosa di cui discutere. Sarebbe bello che lo facessero anche altri”. “Altrimenti – chiosa – accade come la successione dinastica di padre in figlio del M5s all’indomani della morte di Casaleggio”.

“Ma no a dimissioni Nogarin”. A proposito del sindaco 5Stelle di Livorno Filippo Nogarin che nei giorni scorsi ha ricevuto un avviso di garanzia per la vicenda legata alla società di gestione dei rifiuti, il segretario dem ha dichiarato: “Noi siamo genuinamente garantisti, non chiediamo le dimissioni del sindaco di Livorno. È insopportabile essere garantisti con gli amici. E giustizialisti con i nemici”.

Anticipare il congresso. Renzi fissa le tappe fondamentali del partito scandendole attorno agli appuntamenti politico elettorali. Dopo le amministrative, cambio della segreteria. E dopo il referendum, congresso anticipato. “Finito il passaggio” referendario (“e confermato che le elezioni saranno nel 2018”), Renzi ritiene infatti che “si debba aprire la fase congressuale” del Pd per svolgere le assise nel 2017.

“Se vince no ne prendo atto”. Renzi precisa la sua posizione a proposito del referendum sulle riforme: “Il mio incarico è su questo – spiega – se abbiamo fatto tutto questo percorso per il quale ho ricevuto l’incarico dal presidente della Repubblica e diversi voti di fiducia dal Parlamento. Se facciamo la riforma attesa da trent’anni, se a fondo di tutto questo straordinario lavoro ti dicono di no, devi prenderne atto”. “Con le riforme, in particolare quella
della costituzione – ha aggiunto – stiamo evitando che il virus del populismo arrivi anche qui, che l’onda sommerga anche l’italia come accade in altri Paesi”. Quindi ha ricordato che sulle riforme “abbiamo fatto appello a tutti, partendo dai 5Stelle. Il no al dialogo non è mai arrivato da noi. È stato così sulle Unioni civili, e anche sulla legge Elettorale: siamo arrivati al premio di lista e non alla coalizione perchè ci era stato chiesto dal M5s”.

Questione morale, il richiamo di Fassino. Renzi è tornato sulla questione morale. Nei giorni scorsi aveva detto che il problema c’era, ed era inutile nasconderlo. In segreteria dem, però, ha puntualizzato la sua posizione. “Mi sono preso una reprimenda da parte di Piero Fassino – ha spiegato il premier – mi ha detto, ‘hai sbagliato a dire della questione morale senza specificare che la maggioranza di noi sono persone straordinariamente per bene”. “Mi prendo il richiamo di Piero – ha dunque ammesso Renzi – ci sono 50mila amministratori del Pd, la più grande comunità che fa politica nella storia europea. Ne siamo fieri, ma dovremmo esserlo di più”.

La Repubblica