Pd, operazione Roma: «Il partito è degenerato cancellare i finti iscritti»

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Alla ricerca del ”partito buono“, contro quello che è stato il ”partito cattivo“ venuto alla luce con Mafia Capitale. Questa l’operazione che l’ex ministro Fabrizio Barca – su incarico del commissario del Pd romano Matteo Orfini – ha messo in questi giorni in cantiere con la mappatura di oltre 100 circoli territoriali dei Democratici a Roma. Premessa del lavoro di Barca è che la degenerazione di una consistente parte del Pd della capitale venuta alla luce nelle ultime settimane è dovuta essenzialmente a due fattori: «L’accumularsi di errori nell’azione pubblica di governo della città e la progressiva trasformazione del partito in una macchina per il bilanciamento del potere priva di riferimento a una visione della città e a un progetto politico». Si è così tollerato «che il partito divenisse strumento di cordate per la scalata al potere: un partito in franchising o feudale, in cui la ”casa“ il ”simbolo“, il ”circolo“ sono presi a prestito per catturare le decisioni pubbliche in cambio di voti e favori».
L’ex ministro della Coesione territoriale che, dopo la sua esperienza nel governo Monti, ha dato vita a un personalissimo ”viaggio in Italia“ da cui è nato il documento ”Un partito nuovo per un nuovo governo“, ha quindi creato la struttura di ricerca Luoghidea(li). Alla quale Matteo Orfini ha affidato la mappatura del Pd per individuare la via – come ha detto anche all’assemblea tenuta al Laurentino 38 – «per ricostruire insieme un partito vero di cui essere orgogliosi».
Tra i passaggi suggeriti da Barca e dai suoi collaboratori per questa ricostruzione, che comprenda la definitiva eliminazione delle «mele marce», figura «l’indispensabile azzeramento delle iscrizioni a cui non corrispondano motivazioni congrue con gli obiettivi del partito stesso e quella partecipazione attiva prevista dallo Statuto», e a cui sarà «indispensabile affiancare una riflessione coraggiosa sulla missione del partito, sulla sua organizzazione, sui suoi raccordi con la società e con il governo della città». Per arrivarci, il gruppo di Luoghidea(li) procederà con una serie di interviste che, entro gennaio, interesseranno il centinaio di circoli territoriali dem e parte di quelli aziendali. A confronto saranno messi sostanzialmente due modelli di partito: il ”partito buono“ e il ”partito cattivo“. Il primo, ospitale soprattutto nei confronti dei cittadini più vulnerabili o innovativi, il secondo semplicemente autoreferenziale. Il primo che lotta e il secondo che ”traffica“ con gli interessi dei cittadini. Il primo che controlla e stimola gli eletti e gli amministratori, il secondo che li ”copre“. Il primo che mette i propri candidati in una casa di vetro, il secondo che lascia che gli elettori siano confusi e distorti dal rumore di costose campagne personali». Il tutto per cercare di dare risposta a interrogativi del tipo: «E’ ricostruibile un partito utile ai cittadini? Il partito degenerato è battibile? E’ davvero utile investire ancora in un partito? E nel Pd?». Le prime risposte perverranno ad Orfini e a un ”Gruppo di discussione indipendente“ entro la fine di febbraio; poi, entro maggio, la pubblicazione in rete del ”Rapporto finale“.

Il Messaggero