Pd, oggi resa dei conti sulla legge elettorale Renzi striglia la fronda

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La direzione del Pd si riunisce oggi per il via libera definitivo dell’Italicum con le minoranze del partito che vanno all’attacco, consce che si tratta della battaglia per la sopravvivenza, ma ancora una volta divise sulle posizioni da prendere, e rinviano lo scontro in Parlamento. Matteo Renzi la settimana scorsa è stato in riunione per due ore con il capogruppo Roberto Speranza che ha provato a chiedere modifiche e a non chiudere definitivamente, ma il premier secondo alcune indiscrezioni trapelate ha provato a sua volta a convincere il capogruppo promettendo 30 capilista sicuri per la minoranza e ancora primarie obbligatorie per tutti (capilista e candidati), ma è stato irremovibile sulle modifiche, facendo intendere chiaramente che chi voterà contro quello che deciderà la direzione, si metterà fuori dal partito. Anche il vicesegretario Lorenzo Guerini ha spiegato che oggi si decide «la posizione del partito» mentre il presidente Matteo Orfini ha ammonito che sulla questione «non c’è libertà di coscienza». Ore difficili, per il vertice, perché Area riformista di Speranza sembra essersi saldato con Bersani e i suoi.
LA ROAD MAP
Di fatto la road map del premier per chiudere sull’Italicum prima delle regionali prevede di incassare oggi il voto della direzione dove farà notare il gran miglioramento del testo che è uscito dal Senato rispetto alla prima versione, ma dove non vuole assolutamente tornare per non rischiare la palude. Subito dopo Pasqua, la decisione di oggi sarà ratificata dal gruppo della Camera, il 27 aprile il testo arriverà in aula ed entro maggio diventerà legge. In cambio della chiusura totale sulle modifiche all’Italicum, Renzi sarebbe però pronto a promettere alla minoranza di riaprire la discussione su ulteriori modifiche alla riforma costituzionale, annullando così la paura di deriva autoritaria più volte denunciata dai bersaniani proprio per il combinato Italicum-riforme. Sabato però Stefano Fassina aveva anticipato lo scontro avvisando che «ci comporteremo come ci siamo sempre comportati, faremo le nostre proposte ma sarà anche lunedì l’ennesima esibizione muscolare perché i numeri sono schiaccianti» e avvertendo il premier che, al di là delle decisioni della direzione «le leggi si fanno ancora in Parlamento. Senza cambiamenti significativi, per quanto mi riguarda la legge elettorale non è sostenibile».
Visti i numeri schiaccianti, un altro dissidente come Pippo Civati ha proposto alle minoranze di disertare la direzione ma il bersaniano Alfredo D’Attorre non ha raccolto l’invito rispondendogli che «insisteremo fino all’ultimo per la ripresa del dialogo». Intanto la ministra Maria Elena Boschi ha avvertito che «andremo avanti sulla strada del cambiamento. Il Pd ha una grande responsabilità perché rappresenta il 41% degli italiani ed è l’unico partito in grado di cambiare il Paese e lo stiamo dimostrando con l’azione del governo nell’ultimo anno e mezzo».

Il Messaggero