Patto FI-Lega, ma Berlusconi diserta

BERLUSCONI, DOPO STOP DI IERI NUOVA INIZIATIVA A STRASBURGO

Peccato che non c’è più, a corte, Sandro Bondi. Perchè avrebbe avuto conferma di ciò che disse tempo fa a Berlusconi: «Caro presidente, quelli che tu hai creato si rivolteranno tutti contro di te. Ma io mi defilo prima, questo spettacolo non lo voglio vedere». Lo spettacolo è un inedito assoluto dentro il mondo berlusconiano. Finora, in quel partito, è stato un tutti contro tutti. Adesso, al tutti contro tutti si aggiunge il tutti contro uno. Anzi, contro Uno. Contro il Presidente, a cui nessun azzurro in questi vent’anni aveva provato a muovere critica anche blanda e indiretta e pallidissima o a opporsi ai suoi voleri. Ebbene, Silvio l’Inattaccabile non è più tale e siamo alla caduta di un totem, a un’inversione di tendenza clamorosa. Le guardie reali hanno preso il coraggio di dissentire dal monarca. 
FORZALEGHISMO 

L’esempio di ieri è lampante. Il ritorno di fiamma tra Berlusconi e la Lega, la resurrezione del forzaleghismo – il cui primo passo è l’adesione degli azzurri ai referendum promossi dal Carroccio: sul ripristino del reato di immigrazione clandestina e sull’abolizione della legge Fornero – trova molti dissensi nei vertici del partito azzurro. E i mugugni arrivano alle orecchie del leader massimo. Raffaele Fitto è rimasto basito dalla notizia che Berlusconi alla Camera partecipasse con il lumbard Salvini al lancuio delle doppia consultazione. La bondiana Manuela Repetti non usa perifrasi: «In questo momento, non si può pensare a un’alleanza con Salvini». Umori diffusi quelli così. Risultato? All’ultimo momento Berlusconi rinuncia alla conferenza stampa. E concede a Salvini soltanto la compagnia di Toti, di Romani e di Brunetta. Perfino i mastini di Silvio osano osare. Quando Berlusconi incarica Toti e Cattaneo, il sindaco di Pavia, di selezionare un migliaio di imprenditori e professionisti freschi e nuovi da tingere d’azzurro, ennesimo tentativo di dare una spruzzata modernizzante al corpaccione del partito, le smorfie dei big al seguito di Fitto vanificano l’ideona di Silvio. E Fitto che chiede primarie a tutti i livelli, Berlusconi non vuole dargliele e i più – compreso un fedelissimo con Daniele Capezzone – stanno su questo tema con il campione di consensi meridionali e non con il campionissimo di Arcore? Anche la Ravetto osa far presente a Berlusconi che pure lui può sbagliare. 
SENATORI 

Perfino il «Direttorissimo» adorato da Silvio ovvero il senatore Minzolini, arci-berlusconiano, ha il coraggio di raccogliere 36 su 59 senatori che dicono a Berlusconi: «Stai sbagliando sulla riforma del Senato». E il «caro Silvio così non va», pronunciato da Fitto, diventa un sentimento condivisibile da tanti, dalla Carfagna alla Polverini. Michaela Biancofiore, più berlusconiana di Berlusconi, ha trovato l’ardire di rivolgersi a Berlusconi con questo argomento: «Abbiamo sbagliato le candidature alle Europee». E addirittura Verdini che potrebbe formare in Senato un manipolo di «responsabili», di rito renzian-azzurro, da contrapporre a Berlusconi nel caso egli voglia far saltare il patto sulle riforme con il Pd? 
I colonnelli forzisti vogliono togliere dalle mani di Silvio la gestione pratica del partito e non temono più di farglielo capire. Prima si era liberi di parlare di Silvio solo nei fuorionda, adesso insieme a quella del crepuscolo è cominciata l’epoca dell’ardire. 

Il Messaggero