Patto del Nazareno scontro tra FI e Pd «L’accordo è rotto» «Meglio per tutti»

BERLUSCONI_RENZI

«Il patto del Nazareno è rotto», ad annunciarlo mentre è ancora in corso il Comitato di presidenza di Forza Italia, è il consigliere politico di Berlusconi, Giovanni Toti. La dichiarazione venuta dopo quattro giorni di tensioni derivanti dall’elezione del capo dello Stato, non sembra sconvolgere la controparte del patto a cui, di fatto, un mattutino tweet di Matteo Renzi aveva dettato la linea. Il premier, aveva scritto: «Porteremo a casa le riforme. Gli italiani con il referendum avranno l’ultima parola. E vedremo se sceglieranno noi o chi non vuole cambiare mai». La sicurezza esibita da Renzi si trasferisce nelle prime reazioni degli esponenti dem all’annuncio della rottura: «Se il patto del Nazareno è finito – dice Debora Serracchiani – meglio così la strada delle riforme sarà più semplice. Arrivare al 2018 senza Brunetta e Berlusconi – aggiunge la vicesegretaria pd – per noi è molto meglio». E il sottosegretario Luca Lotti: «Contenti loro, contenti tutti. Ognuno per la sua strada, è meglio per tutti», questo il commento del braccio destro di Renzi a palazzo Chigi appena dopo aver letto il comunicato del vertice FI, nel quale si proclama la fine del «sostegno generalizzato» dato dagli azzurri nel corso del cammino delle riforme. Ma che d’ora in poi vedrà FI «libera di valutare quanto proposto di volta in volta, senza alcun vincolo politico derivante dagli accordi che hanno fin qui guidato un percorso condiviso che è stato fatto venir meno dalla nostra controparte». Nel documento si richiama la causa scatenante della rottura dell’intesa siglata tra Renzi e l’ex Cavaliere, e cioè le «inaccettabili modalità adottate dal Pd nella trattativa tra le forze politiche che ha portato all’elezione del capo dello Stato». Da parte sua, Toti afferma che FI «vuol continuare a lavorare per il bene del Paese, ma d’ora in poi non ci sentiremo vincolati a un impegno che consideravamo quasi sacrale e voteremo solo ciò che riteniamo utile». Poi, l’avvertimento di Toti a Matteo Renzi, che si dice sicuro sul futuro delle riforme: «Io non starei così sereno, stando ai numeri che abbiamo in Senato, Forza Italia è stata più volte determinante».
MARATONA IN AULA
Intanto, è proprio l’incardinamento delle riforme nel calendario dei lavori della Camera a scatenare il primo scontro FI-Pd dopo la rottura del patto. La conferenza dei capigruppo decide, a maggioranza, una maratona in Aula sulle riforme con sedute da martedì prossimo a sabato dalle 9 del mattino alle 23. L’insolitamente impegnativo calendario scatena la protesta di Renato Brunetta: «Così si violenta il Parlamento attraverso l’imposizione delle riforme con modi irragionevoli». «Inaccettabile, insopportabile, siamo alla follia», aggiunge il capogruppo di FI, concludendo: «E’ in pericolo la vita democratica». Sarcastica la replica della ministra Maria Elena Boschi: «Brunetta non sa che gli italiani, quelli che hanno la fortuna di avere un lavoro, lavorano cinque giorni a settimana». Obiettivo del governo sarebbe quello di avere il voto finale sabato, ma – ammette la Boschi – «dipenderà dall’ostruzionismo delle opposizioni». Ostruzionismo che, dopo la rottura del patto, è cominciato a manifestarsi in commissione Bilancio alla Camera sul decreto milleproroghe, dove i deputati azzurri intervengono in continuazione su tutti gli emendamenti rallentando notevolmente la discussione. Il capogruppo di FI in commissione, Rocco Palese, ammette: «Il clima è cambiato e questo è l’antipasto di quello che può accadere in Aula sulle riforme».
Soddisfatti, invece, per il naufragio dell’accordo del Nazareno gli esponenti della minoranza dem. Gianni Cuperlo spera di poter intervenire sul merito delle riforme in discussione, a cominciare dai capilista bloccati dell’Italicum. E Stefano Fassina, spera che «il clima migliorato» consenta di rivedere anche il Jobs act e il decreto fiscale. La replica è di Maria Elena Boschi, che disillude la sinistra del suo partito sulla possibilità di modificare la legge elettorale: «Cambiarla significherebbe rimettere tutto in discussione col risultato finale di affossarla». Quanto alla minaccia di FI, la ministra delle riforme dice: «Noi andiamo avanti. Se ci ripensate, siamo qui. E, comunque, oggi non si è rotto il patto del Nazareno, semmai si è rotta Forza Italia».

Il Messaggero