Patto Berlusconi-Alfano: un moderato al Quirinale

Angelino Alfano

Nel giorno in cui la minoranza del Pd fa scattare la sua offensiva contro la legge elettorale e il Patto del Nazareno, nel campo del centrodestra avviene un mezzo miracolo che potrebbe indurre la sinistra, a sua volta, a riconsiderare le proprie divergenze. Per la prima volta dopo la scissione e la nascita del Ncd, Silvio Berlusconi e Angelino Alfano si ritrovano insieme nel palazzo della Prefettura a Milano. E si incontrano per trovare un’intesa e complicare i piani di Renzi nella partita per il Quirinale.
L’idea ambiziosa, ma neppure tanto: non farsi indicare dal premier-segretario del Pd il nome del prossimo Presidente, accontentandosi di dire un sì o un no, come vorrebbe Renzi. Ma avanzare una candidatura unitaria di tutto il centrodestra, allargato ai centristi dell’Udc, per spingere il Pd a concordare il successore di Giorgio Napolitano. Il nome saltato fuori dal vertice, anche se la parola d’ordine è “silenzio”, è quello di Antonio Martino, ex ministro degli Esteri e della Difesa. Nome buono anche nel caso servisse un candidato di bandiera per pesarsi nelle prime votazioni che scatteranno il 29 gennaio. Ma durante il summit milanese sarebbe emersa anche la disponibilità a convergere su Giuliano Amato o su Pier Ferdinando Casini, se uno di questi due candidati dovesse essere avanzato nel corso della trattativa.
LE RIVENDICAZIONI DI SILVIO

Berlusconi oggi incontrerà il premier per comunicargli la notizia. E anche – nel tentativo di uno cambio – per garantirgli il sostegno di Forza Italia alla legge elettorale alla vigilia delle cruciali votazioni in Senato. Nel vertice però non avrebbe parlato il linguaggio del patto del Nazareno. Anzi. L’ex Cavaliere ha ragionato che non «è possibile che dopo il premier, dopo i presidenti della Camera e del Senato, dopo la vicepresidenza del Csm, un partito che non ha vinto le elezioni, si accaparri anche il Quirinale. Basta con presidenti di sinistra!». Parole che se non hanno fatto scattare una standing ovation degli altri partecipanti al summit, Lorenzo Cesa, Maurizio Lupi, Gaetano Quagliariello, Niccolò Ghedini, Giovanni Toti, poco ci è mancato.
SIGLATA LA TREGUA INTERNA

Nei novanta minuti di incontro, descritto «cordiale» e «molto amichevole», è stato anche deciso un patto di consultazione permanente «tra le forze che fanno riferimento al Ppe», il Partito polare europeo. Vale a dire: Forza Italia, Ncd e Udc. E in settimana verrà celebrato un nuovo incontro, a Roma, allargato ai capigruppo. In più, è stato detto e ripetuto che «Renzi non potrà limitarsi a indicare un nome per il Colle, ma dovrà concordarlo con noi». L’obiettivo: costituire una massa critica da cui il premier-segretario non possa prescindere. «La cosa più importante di questa serata», ha detto Lupi, «è una condivisione e un percorso comune che vale 250 grandi elettori…». «Se Renzi non scopre il suo nome», è stato il ragionamento di Berlusconi, «allora noi presenteremo il nostro candidato, così sarà costretto a trattare con noi». Insomma, il centrodestra prova a ricompattarsi per spingere il premier-segretario a scoprire le carte e a mediare sul successore di Napolitano.
Al termine, l’ex Cavaliere è uscito in auto accompagnato da Toti senza rilasciare dichiarazioni. E’ stato così il leader del Ncd a incontrare i giornalisti nel cortile della Prefettura: «Con Berlusconi abbiamo raggiunto un’intesa sul metodo e abbiamo deciso di unire le forze che si riferiscono al Ppe per condividere la scelta di un candidato alla presidenza della Repubblica di area moderata e non del Pd. Insieme abbiamo convenuto sul fatto che in vent’anni mai l’area moderata ha potuto esprimere un Presidente, nonostante abbia vinto e governato più volte. Nei prossimi giorni ci rivedremo per indicare un nome condiviso. Quella di oggi è stata una conversazione proficua, cordiale e propositiva».
Più prudenti e con toni meno anti-renziani, le parole di un altro partecipante al summit, il segno che l’incontro milanese è solo il primo passo di una lunga e difficile trattativa: «Non si è parlato di veti a candidati del Pd: avendo detto no a preclusioni degli altri, ovviamente mi sembra sbagliato dire che escludiamo a priori che ci sia un candidato del Pd. Ma se non ci sono preclusioni non possiamo escludere, anzi vorremo che fosse presa in grande considerazione, anche per le caratteristiche della situazione in cui ci troviamo a votare dopo i positivi nove anni di Napolitano, un candidato che non sia espressione del Pd. Ci sarà dunque un parere condiviso e unitario da parte di Area popolare e Forza Italia nel dialogo con Renzi».
L’idea di lanciare un candidato del centrodestra era stata avanzata domenica da Alfano. Il leader del Ncd aveva messo a verbale: «Le forze parlamentari che non fanno capo al Pd e che invece si riconoscono nel Ppe devono trovare una strada unitaria per far valere la voce e l’opinione dei moderati». Una partita che secondo il ministro dell’Interno va anche al di là della delicatissima e importante questione del Quirinale: «Per il bene dell’Italia bisogna riunire il centrodestra», ha detto ieri a Milano prima di andare al vertice in Prefettura, «se infatti si votasse domattina, di fronte allo sconquasso evidente del nostro schieramento, Renzi vincerebbe sicuramente».
Insomma, oltre che per il Quirinale, a destra si lotta per la sopravvivenza. Ma ora il primo nodo da sciogliere è quello sulla successione a Napolitano. E Forza Italia con il consigliere politico di Berlusconi, Giovanni Toti, condivide la posizione del leader del Ncd: «La sinistra ha già tutte le alte cariche dello Stato senza avere la maggioranza assoluta nel Paese, dunque siamo d’accordo con Alfano. Bisogna riequilibrare e il centrodestra, le forze che si riconoscono nel Ppe, devono avere una condivisione ampia in Parlamento sul nome del futuro presidente della Repubblica».
Berlusconi intanto cerca di ricompattare Forza Italia. E ieri mattina ha chiamato Renato Brunetta che aveva bacchettato durante il week end. Nel corso del colloquio, che fonti forziste definiscono «assolutamente cordiale», l’ex Cavaliere e il capogruppo hanno parlato della riunione in programma domani con i deputati.

Il Messaggero