Partecipate, puniti gli enti locali che non tagliano Province nel caos

EVENTO "TED X FIRENZE: INNOVAZIONE E OTTIMISMO"

Qualche vincolo in più per spingere Regioni e Comuni a disfarsi delle proprie partecipate inutili o inefficienti e (forse) qualche garanzia aggiuntiva per i 20 mila dipendenti delle Province da ricollocare negli altri enti territoriali, che rischiano la mobilità. È slittata a oggi la presentazione del maxi-emendamento del governo alla legge di Stabilità, sul quale al Senato sarà votata la fiducia al governo. Il testo doveva essere pronto per ieri sera, dopo che in commissione era risultato impossibile terminare l’esame del provvedimento e dunque affidare il mandato al relatore. Così non sono state confermate le modifiche già approvate, che tuttavia dovrebbero essere recepite dall’esecutivo nella stesura finale.
I tempi sono in ogni caso strettissimi. Ma al caos procedurale in Parlamento si affianca l’agitazione in molte città italiane (a partire da Roma) dove i dipendenti delle Province, anticipando di un giorno la protesta indetta dai sindacati del pubblico impiego, hanno iniziato ad occupare i palazzi istituzionali. Su questo fronte proprio dal maxi-emendamento potrebbe arrivare qualche novità rispetto alla proposta di modifica che era stata presentata in commissione dallo stesso esecutivo. Si prevedeva in quel testo la riduzione del 50 per cento della dotazione organica delle Province (del 30 nel caso delle Città metropolitane): i dipendenti in sovrannumero dovrebbero essere assorbiti da Regioni e Comuni oltre che dallo Stato (in particolare per strutture come le cancellerie degli uffici giudiziari). Allo scopo gli enti territoriali potrebbero sfruttare la propria quota di ricambio dei dipendenti pensionati (60 per cento) – dividendo però le assunzioni con i vincitori di concorso – ed anche il restante 40 per cento dedicato ai soli lavoratori in mobilità.
LE GARANZIE DEL GOVERNO
Il punto è che se queste persone non vengono assorbite (ed alcune Regioni hanno già manifestato l’indisponibilità a farlo) per loro scatterebbe il percorso della mobilità, che passa per la riduzione della retribuzione all’80 per cento di quella percepita e – in prospettiva – porta all’interruzione del rapporto di lavoro. Il governo ha ripetuto in queste ore che alla fine nessun dipendente perderà il proprio posto, ma le rassicurazioni non hanno per ora convinto i rappresentanti sindacali del pubblico impiego. Per questo la versione finale nella norma potrebbe contenere qualche ulteriore elemento di garanzia. E tra le possibilità c’è anche quella di una proroga dei lavoratori precari attualmente impiegati presso le Province, il cui incarico scade il prossimo 31 dicembre.
LA MOBILITAZIONE
Nelle città italiane la mobilitazione, particolarmente forte ieri in Toscana, è destinata a proseguire oggi su tutto il territorio nazionale.
Un altro nodo da sciogliere riguarda le società partecipate degli stessi enti territoriali. Nel testo originario della legge di Stabilità si prevedeva che quelle inefficienti o ridondanti venissero cedute o accorpate. Ma i relativi piani erano affidati agli stessi enti, senza alcun vincolo particolare in caso di inadempienza. Nel maxi-emendamento dovrebbero essere aggiunte sanzioni economiche sui dirigenti che non agiscono in questa direzione. Ma come ha spiegato lo stesso relatore Santini norme più drastiche potrebbero arrivare in primavera, con un altro provvedimento. Sono saltate invece le norme ad hoc proposte per Roma da Linda Lanzillotta, che prevedevano l’obbligo di cessione per le partecipate capitoline, condizionando a questo adempimento l’erogazione dei fondi per le funzioni della Capitale
Stamattina il Senato dovrebbe votare gli emendamenti al disegno di legge di Bilancio (il cui voto finale è però successivo a quello della legge di Stabilità). Quindi l’esecutivo presenterà il maxi-emendamento e porrà formalmente la questione di fiducia. Dopo il voto è anche prevista una riunione puramente formale del Consiglio dei ministri che dovrà approvare le variazioni di bilancio.

Il Messaggero