Parità di genere, necessario parlarne

quote rosa

Ormai è deciso: Montecitorio ha bocciato i tre emendamenti sulle quote rosa. Le 90 deputate biancovestite della battaglia bipartisan per la parità di genere, tuttavia, non si danno per vinte e annunciano la ferma intenzione di riaprire la discussione in Senato. Possibilità non esclusa da Renzi, che, tuttora impegnato a mediare tra le posizioni discordanti delle forze scese in campo in una lotta condotta più sulla base di convenienze politiche che su quella dell’effettiva difesa dei diritti della donna, assicura l’alternanza di genere nelle liste del Pd.
Non ne sono così convinte le deputate del suo schieramento guidate da Alessandra Moretti, che, abbandonata l’aula dopo la votazione gridando al sabotaggio, hanno ottenuto dal premier un chiarimento nell’assemblea dell’altro giorno al Nazareno, durante la quale Rosy Bindi ha sottolineato come il Pd sia «un partito ferito dai 100 voti mancati per far passare la norma antidiscriminatoria».
Intanto la protesta in bianco continua, Sisto dichiara incostituzionali gli emendamenti e Boldrini richiama al contrario e a ragione gli articoli 3 e 51 della Costituzione, parlando di «occasione persa». Santanchè, lei che ha fatto del femminismo a buon mercato il suo vessillo, arroccata nella difesa delle posizioni del Cav. finisce, d’accordo con l’odiato Brunetta, col ritenere offensive le quote rosa. Mentre ancora Renzi osserva giustamente che «il tema della parità tra donne e uomini non si affronta solo con una legge sulle poltrone».
Ma distogliendo lo sguardo dal vortice di opinioni, posizioni e contraddizioni innescato dalla questione specifica e rivolgendo l’attenzione alla situazione reale di un Paese in cui una donna viene uccisa ogni tre giorni, 40mila donne dal 2009 ad oggi hanno denunciato atti di stalking a loro danno e la prassi delle dimissioni in bianco, firmate per lo più da candidate femmine, all’atto dell’assunzione resiste, un Paese denunciato dal Consiglio d’Europa per la violazione del diritto all’interruzione di gravidanza garantito alla donna dalla legge 194, parlare di garanzie di parità di genere è necessario.
Lo è, se non altro, in un sistema elettorale che prevedendo ancora le liste bloccate, rischia di minare «l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica […] del Paese» (Costituzione della Repubblica Italiana, articolo 3).