Papa-Mattarella asse sui migranti «L’Ue faccia di più»

PAPA FRANCESCO

Immigrazione, Europa, disoccupazione, nuove povertà, libertà religiosa, famiglia, solidarietà. Dopo 23 minuti di colloquio a tu per tu, Papa Bergoglio e Sergio Mattarella si sono scoperti molto vicini. Hanno una visione delle cose simile e uno sguardo sul mondo che finisce per intersecarsi, partendo da punti di osservazione differenti. Sulla Ue, per esempio. «Dovrebbe allargare di più le maglie per fermare la continua perdita di vite umane nel Mediterraneo». Le parole sono del Capo dello Stato ma rispecchiano quelle del Papa: «Esprimo la mia gratitudine per l’impegno dell’Italia per accogliere i numerosi migranti (…) E’ evidente che le proporzioni del fenomeno richiedono un coinvolgimento più ampio a livello europeo». Il lavoro, altro argomento affiorato nei due discorsi ufficiali con un uguale registro: «la carenza di lavoro per i giovani diventa un grido di dolore che interpella» tutti. La frase è di Bergoglio ma si affianca parallela a quella di Mattarella: «il dramma della disoccupazione e delle nuove povertà affliggono le periferie della vita, raffigurate nelle periferie urbane, rischia di inghiottire il futuro di intere generazioni». Le affinità elettive si riproducono, si ampliano, declinando la difesa della famiglia. Mattarella dice: «Si impone una visione dello sviluppo economico e sociale che sappia rimettere al centro la famiglia nucleo essenziale della società» lasciata sola a curare «le ferite della cultura dello scarto». Bergoglio ovviamente condivide: «è il primo e indispensabile baluardo di solidarietà e scuola di valori, che va aiutata a svolgere la sua insostituibile funzione sociale quale luogo fondamentale di crescita della persona». Persino gli stessi aggettivi, i rimandi teologici attinti dalla Dottrina sociale della Chiesa, alla quale fa riferimento la formazione spirituale di Mattarella. Si capisce che sul Colle è tornato un Presidente cattolico, e che sul Soglio di Pietro siede un Papa proiettato su una visione sociale come lo era Paolo VI. Il Giubileo della misericordia diviene un altro terreno di condivisione, perché, spiega Mattarella «costituirà una occasione di riflessione sui valori della giustizia e della solidarietà insieme a quello della pace». Aggiungendo che la misericordia possiede «una valenza che va ben oltre i confini della Chiesa». Praticamente il filo di Arianna per trovare la direzione giusta contro ogni estremismo religioso. Il Presidente e il Papa si sono confrontati apertamente. Visita di Stato solenne eppure di «semplice efficacia» come è stata definita, che non è risultata né scontata, né rituale. La sintonia ha preso corpo anche sotto forma di solidarietà sulla questione armena, dopo i violenti attacchi alla figura del Papa.
AFFINITA’Tra i due è scoccata la scintilla umana, quell’elemento irrazionale, emotivo, impalpabile che offre consapevolezza a persone estranee per sentirsi vicine, affini, comprese. La prossemica, disciplina semiologica che studia gesti, spazio e distanze dentro una comunicazione verbale, sbaglia raramente. Mattarella e Francesco, nei momenti successivi al colloquio nello studio, una volta che si sono riaperte le porte per fare entrare le rispettive delegazioni, parlavano a distanze minime, il capo lievemente inclinato verso l’altro, le spalle orientate all’interlocutore, le mani più morbide, la mimica decisamente positiva. Hanno rallentato anche i passi mentre il resto della delegazione usciva dal salone, per ritagliarsi una manciata di secondi in più, indugiando in una conversazione improvvisata. Financo i doni scelti parlavano di loro. Mattarella ha regalato un disegno di Fazzini, lo scultore di Paolo VI; Francesco una medaglia e la esortazione Evangelii Gaudium. «Questo è il programma» gli ha detto il Papa. Mattarella pare la conosca bene.

Il Messaggero