Papa Francesco negli Stati Uniti “Comunista? Se volete recito il Credo”

PAPA FRANCESCO

A mezz’ora dal decollo, Francesco raggiunge i giornalisti in fondo al volo AZ4000 che lo porta Washington. Replica ironico a chi ha messo in dubbio che il Papa sia cattolico, «se è necessario che io reciti il Credo, sono disposto a farlo». E, al solito, risponde a tutte le domande.
Che cosa pensa dell’embargo? E parlerà di questo al Congresso Usa?
«Il problema dell’embargo è parte del negoziato, la questione è pubblica, i due presidenti si sono riferiti a questo. È una cosa che procede nel cammino delle buone relazioni che si stanno cercando. Rispetto alla posizione della Santa Sede, i Papi precedenti ne hanno parlato, c’è la dottrina sociale della Chiesa in proposito. Spero che la cosa arrivi a buon fine. Quanto al Congresso, il discorso è pronto ma non posso dirlo prima! Pero no, non parlerò specificamente di questo tema, ma più in generale degli accordi binazionali o multinazionali come segno di progresso nella convivenza».

E dell’arresto dei dissidenti che andavano alla nunziatura? Li avrebbe incontrati?
«Non ho notizia di cosa è successo, non ho nessuna notizia. Le sue domande sono futuribili. A me piace incontrare tutta la gente. Tutte le persone sono figlie di Dio e hanno diritti, e un incontro arricchisce sempre. Mi piacerebbe incontrarmi con tutti. Circa la nunziatura, era ben chiaro che non vi avrei fatto udienze e questo non solo ai dissidenti ma anche ad altri, compresi alcuni capi di Stato. Non era prevista alcuna udienza. Dalla nunziatura sono state chiamate al telefono alcune persone che sono in questo gruppo di dissidenti, per dire loro che li avrei salutati con piacere quando arrivavo in cattedrale. Ora, nessuno si è identificato nel saluto, non so se ci fossero o meno, ho salutato tutti quelli che c’erano, i malati, ma nessuno si è identificato come dissidente. Se li incontrassi, non so che cosa direi loro, mi viene al momento…».
La Chiesa a Cuba ha sofferto, nell’incontro con Fidel Castro ha avuto la percezione che fosse pentito?
«Il pentimento è una cosa molto intima, di coscienza. Nell’incontro con Fidel abbiamo parlato dei gesuiti che ha conosciuto, gli ho portato in regalo un libro e un Cd di padre Llorente e due libri di padre Pronzato e certamente lui apprezzerà. Abbiamo parlato tanto anche dell’enciclica «Laudato sì», lui è molto interessato al tema dell’ecologia ed è molto preoccupato dell’ambiente. È stato un incontro non tanto formale, ma spontaneo. C’era la sua famiglia , anche i miei accompagnatori, ma noi eravamo un po’ separati, loro non potevano sentire…Ma non abbiamo parlato del passato. Se non del Collegio dei gesuiti e di come lo facevano lavorare!».

Santità, le sue riflessioni e denunce sull’iniquità del sistema economico mondiale, sul traffico di armi, sono anche scomode, toccano interessi molto forti. Alla vigilia di questo viaggio sono emerse considerazioni bizzarre: settori di società americana che chiedevano se il Papa fosse cattolico! Già alcuni parlavano di Papa comunista. Che cosa pensa di queste considerazioni?
«Un cardinale amico mi ha raccontato che è andata da lui una signora molto preoccupata, molto cattolica, un po’ rigida ma buona. E gli ha chiesto se era vero che nella Bibbia si parlava di un Anticristo. Lui ha spiegato che se ne parla nell’Apocalisse. Poi la signora ha chiesto se si parlava di un antipapa. Lui ha detto: perché mi fa questa domanda? E lei: io sono sicura che Francesco è l’antipapa. E perché? Perché non usa le scarpe rosse, è stata la risposta! I motivi di pensare se uno è comunista o non comunista…Vede, io sono certo che non ho detto una cosa in più rispetto a ciò che c’è nella Dottrina sociale della Chiesa. A proposito del mio intervento che ha teso la mano ai movimenti popolari, mi avevate chiesto: ma la Chiesa la seguirà? Ho risposto: sono io a seguire la Chiesa. E su questo credo di non sbagliare. Le cose si possono spiegare, forse qualcosa ha dato un’impressione un po’ più “sinistrina”, ma sarebbe un errore di interpretazione. La mia dottrina su tutto questo, l’enciclica «Laudato sì» e l’imperialismo economico e così via, è nell’insegnamento sociale della Chiesa. E se è necessario che io reciti il Credo, sono disposto a farlo…»

Nell’ultimo viaggio in America Latina ha criticato il sistema capitalista, ma a Cuba ha è stato morbido nella critica al sistema comunista. Come mai?
«Nei discorsi che ho fatto a Cuba sempre ho fatto accenno alla dottrina sociale della Chiesa. Ma le cose che si devono correggere le ho dette chiaramente. Del resto sull’imperialismo e il capitalismo selvaggio, non ho detto nulla più di quello che ho scritto nell’«Evangelii Gaudium» e nell’enciclica, che è già abbastanza… Il viaggio a Cuba è stato molto pastorale, con la comunità cattolica, i cristiani, le persone di buona volontà. Per questo i miei interventi erano omelie. Anche con i giovani, che erano credenti, non credenti o credenti di altre religioni, il mio è stato un discorso di speranza, di incoraggiamento del dialogo tra loro, un invito ad andare insieme e cercare le cose che ci accomunano. È un linguaggio più pastorale. Nell’enciclica invece si dovevano trattare cose più tecniche».
Perché si è deciso di non ricevere i dissidenti? E che ruolo avrà la Chiesa in tema di libertà?
«Non ho ricevuto nessuno in udienza privata, e c’era anche un capo di Stato che lo chiedeva. La Chiesa di Cuba ha fatto un lavoro di liste per l’indulto, è stato concesso a più di tremila prigionieri e ancora ci sono casi in studio, me lo ha riferito il presidente della conferenza episcopale…Qualcuno mi ha detto: sarebbe bello eliminare l’ergastolo. Come ho già detto pubblicamente, è quasi una pena di morte nascosta. Tu stai lì, morendo tutti i giorni, senza speranza di liberazione…È un’ipotesi. Un’altra è che si facciano indulti generali di uno- due anni. La Chiesa ha lavorato e sta lavorando. Non dico che tutti questi 3000 fossero nelle liste della Chiesa. Ma la Chiesa ha fatto delle liste, ha chiesto ufficialmente indulti e continuerà a farlo».
Tre Papi a Cuba in meno di vent’anni. Significa che Cuba è malata?
«No. Quella di Giovanni Paolo II è stata una visita storica. Era normale, lui visitò tanti paesi, anche aggressivi contro la Chiesa. Era normale anche la visita di Benedetto XVI. La mia è stata un po’ casuale, la prima idea era andare negli stati Uniti attraverso il Messico. Poi c’è stato il 17 dicembre (l’annuncio del disgelo tra Cuba e Usa, ndr) e ho detto: entro negli Usa attraverso Cuba. Non perché abbia mali speciali che non hanno altri Paesi, non interpreterei così le tre visite. Io ho visitato il Brasile, Giovani Paolo II lo ha fatto tre o quattro volte, e il Brasile non aveva una malattia speciale… Sono contento di avere incontrato il popolo cubano».

Corriere della Sera