Papa Francesco in Messico: “No a una società di pochi e per pochi”

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“Ogni giorno faccio esperienza di come il sogno di Dio venga minacciato dalla menzogna, da colui che vuole dividerci, generando una società divisa e conflittuale. Una società di pochi e per pochi”. Lo ha detto Papa Francesco nel corso della Santa Messa a Ecatepec, in Messico. “Una delle tentazioni che cercano di degradarci” è “la ricchezza, impossessandoci di beni che sono stati dati per tutti, utilizzandoli solo per me o per i miei”, ha aggiunto.

Come è avvenuto a Città del Messico, anche nel popoloso sobborgo di Ecatepec Bergoglio è stato accolto da un mare umano di gente in festa. Durante l’omelia, il Pontefice ha ricordato che “abbiamo scelto Gesù e non il demonio, con il demonio non si dialoga, perché ci può vincere”.

Il Messico diventi “una terra che non debba piangere uomini e donne, giovani e bambini che finiscono distrutti nelle mani dei trafficanti della morte”, ha detto Francesco. “Quanto ciascuno di voi ha dovuto passare per arrivare fino a qui! – ha proseguito Bergoglio, parlando direttamente alla folla – Quanto avete dovuto camminare per fare di questo giorno una festa, un’azione di grazia! Quanto hanno camminato altri che non hanno potuto arrivare, ma grazie a loro noi abbiamo potuto andare avanti”.

“Oggi, seguendo l`invito di Mosè – ha detto Francesco durante l’Angelus – vogliamo come popolo fare memoria, vogliamo essere popolo della memoria viva del passaggio di Dio attraverso il suo Popolo, nel suo Popolo”, ha detto Francesco. “Vogliamo guardare i nostri figli sapendo che erediteranno non solo una terra, una lingua, una cultura e una tradizione, bensì erediteranno il frutto vivo della fede che ricorda il passaggio sicuro di Dio per questa terra”, ha aggiunto.

“Guardando i vostri figli non posso non fare mie le parole che un giorno il beato Paolo VI rivolse al popolo messicano” in un radiomessaggio del 1970: “Un cristiano non può fare a meno di dimostrare la sua solidarietà per risolvere la situazione di coloro ai quali ancora non è arrivato il pane della cultura o l’opportunità di un lavoro onorevole”.

TGCOM