Padoan: «Ue al bivio la svolta dall’Italia» In Europa cresce il fronte anti-rigore

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Se non ora quando (la crescita in Europa)? Certo, Angela Merkel, prevedendo la controffensiva, non ha aspettato nemmeno dodici ore dai risultati del voto di domenica per giocare d’anticipo: «Senza competitività e senza la riduzione dei deficit è impossibile riagganciare una crescita durevole». Ma questa volta il nein tedesco potrebbe trovare determinazione per i suoi denti. Con un Hollande fiaccato dall’exploit del Fronte Nazionale in patria, adesso tocca a Matteo Renzi. Se il 40 e più per cento ottenuto in Italia non gli conferisce i superpoteri, è lui il nuovo eroe naturale del fronte anti-rigore. E il semestre italiano di presidenza dell’Unione non poteva capitare in un momento migliore. Ieri il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha cominciato a precisare quali siano i margini di manovra di una politica che rimetta al centro dell’agenda crescita e occupazione. «L’Europa – ha detto – si trova di fronte a un bivio tra una crescita asfittica e una velocità diversa. La differenza è nelle mani dei policy makers europei e, in particolare, del governo italiano». Il ministro è convinto che «la presidenza italiana dell’Ue saprà dare una svolta». Le misure per «cambiare verso», pur nel rispetto dei trattati e senza abbandonare le riforme, ci sono. Il governo italiano – ha detto Padoan – sta pensando di proporre ai partner europei «l’attivazione di strumenti finanziari per permettere di far leva sugli investimenti pubblici» per stimolare quelli privati. L’Italia – ha aggiunto il ministro – deve svolgere un grande ruolo «per cambiare lo stato delle cose. Il paese ha tutte le carte in regola in termini di consolidamento fiscale, di riforme strutturali e di proposte, per porsi obiettivi importanti». Le altre linee – ha aggiunto – si muoveranno nel solco di «sfruttare meglio le riforme strutturali nel processo di aggiustamento di bilancio. Musica per le orecchie di tanti governi in Europa. «Ho ricevuto molte congratulazioni e molte aperture alle proposte dell’Italia per mettere al centro crescita e occupazione con misure innovative e con una riconsiderazione del quadro generale» conferma Padoan. 
LE ALLEANZE POSSIBILI
Il ministro non ama sentir parlare di «alleanze» anti-rigore (sottinteso: anti-Germania), ma nell’Europa uscita dalle urne, il fronte anti-rigore (o più pacificamente pro-crescita) è oggettivamente più motivato se non più forte. E anche più vasto, non più miraggio di una sinistra spendacciona o di paesi meridionali e fannulloni. Tra crescita che dimagrisce anche al nord e populisti antisistema che s’ingrossano, perfino paesi primi della classe come Finlandia e Olanda hanno adesso interesse a rilanciare politiche meno restrittive. Se al Sud, Spagna o Grecia aspettano soltanto di poter riprendere ossigeno, dagli altri punti cardinali sono per un cambiamento anche il premier ungherese Viktor Orban, lo svedese Reinfeldt, la danese Thorning-Schmidt, l’olandese Rutte e i dirigenti baltici. L’insospettabile Cameron potrebbe favorire la spinta al nuovo e due giorni fa ha dichiarato chiaro e tondo che «l’Europa deve cambiare». E per finire François Hollande. Stordito dall’exploit dell’estrema destra, lunedì non ha potuto che offrire ai francesi «una nuova Europa». «Riorientare l’Europa» è l’ultima carta che il presidente francese può giocare, dopo aver cambiato politica economica, governo, premier e segretario del partito socialista. 

Il Messaggero