Padoan: sul Pil sorpresa a fine anno

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ROMA Il responso vero e proprio arriverà solo il 2 giugno. Ma per l’Italia e per il governo Renzi gli esami europei cominciano oggi a Bruxelles. Stamattina la commissione europea renderà note le sue previsioni di primavera, che andranno confrontate con le stime che il governo ha formulato nel recente Documento di economia e finanza (Def). Poi il ministro Padoan parteciperà alle riunioni dell’Eurogruppo e dell’Ecofin, dove tra gli altri temi si parlerà anche degli squilibri macroeconomici all’interno dell’Unione: dunque l’attenzione sarà anche sul nostro Paese.
La valutazione della posizione italiana non è di tipo ordinario, visto che proprio con il Def è stata chiesta a Bruxelles la possibilità di deviare dal cosiddetto obiettivo di medio termine e quindi sostanzialmente di spostare al 2016 il pieno raggiungimento del pareggio di bilancio in termini strutturali (calcolato cioè al netto dell’effetto negativo del ciclo economico e delle voci una tantum). La deroga dovrebbe essere giustificata da una parte dalla gravità della recessione degli ultimi anni, dall’altra dall’impegno del nostro governo di fare riforme in grado di rilanciare la crescita.
Proprio su questo punto, intervenendo ieri alla trasmissione televisivaChe tempo che fa, si è detto fiducioso il ministro dell’Economia. Padoan ha spiegato che il via libera di Bruxelles dovrebbe arrivare perché «la giustificazione è in linea con quello che l’Europa prevede». In altre parole i numeri di Bruxelles non dovrebbero risultare diversi da quelli elaborati dal Tesoro. E di conseguenza apparirebbe credibile lo scenario di risanamento disegnato nel Documento di economia e finanza. L’Italia quindi non chiederà un allentamento sul deficit, ma dirà alla Ue di essere in grado di sanare i propri squilibri.
IL CLIMA DI FIDUCIA
La vera variabile su cui si gioca il destino del nostro Paese è naturalmente la crescita. Su questo aspetto Padoan ha mostrato un cauto ottimismo. Dopo aver ricordato che tutte le stime del Def sono state formulate in modo «conservativo», ossia prudente, ha detto di attendersi in materia di crescita dell’economia una «sorpresa verso l’alto nella seconda metà dell’anno». Molto dipenderà dal clima di fiducia che si creerà nel Paese. Per questo il governo punta sugli effetti del decreto Irpef già operativo, che a fine mese dispiegherà i propri effetti sulle buste paga dei lavoratori.
Sul punto specifico il ministro dell’Economia è stato molto netto, difendendo il provvedimento anche dalle osservazioni critiche formulate dai tecnici del servizio Bilancio del Senato. Osservazioni che – ha detto – sono state prese in considerazione seriamente, ma che vengono giudicate per lo più «non solide»: le coperture finanziarie alla fine potrebbero risultare addirittura abbondanti, e il taglio delle tasse a beneficio dei lavoratori sarà permanente, finanziato con tagli di spesa permanenti che non saranno riduzioni di tipo lineare. Anche a proposito dell’aumento del prelievo sulle banche per la rivalutazione delle quote di Bankitalia, del quale a Palazzo Madama è stata ventilata l’incostituzionalità, Padoan si è detto tranquillo.

IL MESSAGGERO