Padoan: «Il taglio del cuneo fiscale coperto dai tagli alla spesa pubblica»

Padoan
Fare le cose e non aprire alcun contenzioso con Bruxelles è la linea indicata dal ministro dell’economia. Non conviene forzare una discussione politica su forme e contenuti della flessibilità, di una nuova flessibilità delle regole di bilancio che, soprattutto in periodo elettorale, sarebbe seccamente respinta al mittente da molti e potenti partner (Germania in primo luogo).
Gli impegni con l’Europa
È fermo l’impegno a rispettare gli attuali impegni di bilancio, svolta per la crescita sì ma senza rinnegare la strategia di consolidamento. Poi si vedranno i risultati che «potranno avere implicazioni di finanza pubblica nel senso che momentaneamente la aggravano». In sostanza le riforme avranno un costo finanziario che potrebbe avere un effetto negativo sui conti pubblici anche se nel frattempo la «spending review» raggiungerà dei risultati. D’altra parte il ritmo della crescita non aiuterà molto visto che nel 2014 sarà debole (Padoan crede più alla stima Ocse e della Commissione, meno a quella ufficiale del governo precedente). Miglioramenti visibili arriveranno dopo 2-3 anni per cui anche la riduzione del debito/pil non potrà avere grandi spinte dalla crescita. «Il governo si impegna a varare misure di natura strutturale e per valutarne l’impatto in modo il più possibile completo bisogna aspettare qualche anno, non molto, non uno solo e naturalmente ci potrebbero essere implicazioni per il profilo di finanza pubblica».
I vincoli di Bruxelles
Da questa impostazione si capisce che l’Italia guarda non solo alla possibilità di sfruttare tutti gli elementi di flessibilità che esistono secondo le regole attuali del patto di stabilità rivisto e corretto, ma anche all’idea delle partnership per la competitività con incentivi finanziari per i paesi che si impegnano in riforme strutturali. Si tratta dei famosi «accordi contrattuali» di cui si discuterà nel corso della presidenza italiana della Ue (da luglio a dicembre). Il vero elemento di interesse comunque resta il ritmo del percorso di avvicinamento al quasi pareggio di bilancio cui è collegata la riduzione del debito/pil richiesta a partire dal 2015. Qui l’Italia intende far pesare l’impegno delle riforme strutturali, i successi raggiunti sulla ‘spending review’, i vari fattori attenuanti che possono alleggerire lo sforzo di consolidamento. Se il ministro dell’economia non ha difeso le previsioni economiche del governo precedente (avrebbe forse potuto smentire quelle dell’Ocse di cui fino all’altro ieri era uno dei responsabili?), è un fatto che ha evitato accuratamente di infilarsi in riflessioni retrospettive. Alla richiesta di chiarimenti sul motivo per cui le risorse di cui il governo parla oggi non erano state trovate dal governo precedente, Padoan ha risposto: «Posso dire che le scelte del governo sono in linea con l’obiettivo del governo precedente, intendiamo accelerare i meccanismi di attuazione che potano altre risorse, la ‘spending review’ è essenziale, fondamentale, non solo per ottenere risorse ma per cambiare i meccanismi di spesa».