Padoan e Visco: «Il Paese adesso può crescere c’è ottimismo»

Padoan

«Quello che non si respira nel governo è un clima di rilassamento». Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, parla subito dopo Ignazio Visco, al workshop Ambrosetti, davanti a una platea di banchieri, imprenditori, ex ministri (Monti, Saccomanni, Grilli, Tremonti), economisti, manager. Poco prima il governatore di Bankitalia – il cui intervento è stato trasmesso in video nelle sale adiacenti, come quello di Padoan – aveva sottolineato di percepire «un ottimismo nuovo che non c’era fino a poche settimane fa». E le sue parole hanno ricevuto sguardi di consenso da parte della platea. Anche Padoan fa riferimento all’ottimismo. «E’ fondamentale la fiducia – scandisce – va riconquistata quella dei mercati, e questo forse si comincia a vedere, quella delle istituzioni internazionali» a partire dalla Ue, «ma soprattutto fiducia dei cittadini e delle famiglie per mobilitare le risorse». Padoan prosegue: «Occorre fiducia e questo io e il governo l’abbiamo continuamente a mente».
L’EFFETTO BCE

I due alti esponenti delle istituzioni, nei loro interventi a braccio, fanno riferimento al dibattito della mattinata sulle dinamiche dell’eurozona, caratterizzate dalla crisi della Grecia rappresentata dal Ministro delle Finanze Yanis Varoufakis. Molti i collegamenti con la crisi italiana, specie negli interventi degli economisti Luigi Zingales e Lucrezia Reichlin. Aiutati da slides i due sostengono che la crisi parte da lontano, ci sono ancora problemi, come i ritardi della giustizia. «L’orizzonte temporale delle riforme è la legislatura e questo non si dice per strategia politica, ma perché per la loro efficacia serve tempo», aggiunge il ministro dell’Economia. «C’è una finestra di opportunità macroeconomica ampia, una ragione in più per accelerare le riforme». La finestra «può produrre un’azione effimera o cambiare il sentiero di sviluppo a medio termine. Non bisogna peccare di eccesso di ottimismo, né pensare che questo giustifichi l’indebolimento degli incentivi a fare riforme». Il Ministro adopera uno slogan: «le riforme fanno funzionare le riforme». E ammette «che occorre una copertura strutturale e durevole ai tagli fiscali», riferendosi a Iva e accise che, senza interventi, scattano automaticamente dal 2016 assicurando un gettito di 12,6 miliardi. Il decreto delle popolari, «era una delle cose che stavano lì da 20 anni, non era stata fatta per diverse ragioni, ma nel frattempo il mondo è cambiato». Il Sud. «E’ un tema da riaprire», ha concluso il Ministro, «non credo a politiche specifiche perché sono convinto, suonano come residualità. Bisogna andare avanti con le politiche del governo e chiedersi in che misura hanno impatto su un segmento dell’economia. Se utilizziamo risorse europee e attraiamo risorse private è una parte dell’economia del Sud che ne beneficerà». «Con il Qe è scoppiato l’ottimismo», ha esordito Visco, «la non condivisione del rischio è stata un errore». Tuttavia «ci sono indicatori, come la produzione industriale, che segnalano la necessità di fare attenzione a un eccesso di ottimismo, c’è ancora fragilità, siamo reduce da una crisi finanziaria». Visco è stato il primo a segnalare che «questo momento è un’opportunità da cogliere. Non facciamo come Guido Gozzano, con le rose che non colsi», dice citando la poesia Cocotte del poeta crepuscolare di fine dell’800. «Per le imprese è certo che ci vuole più credito e un sistema bancario più solido. Andiamo nella direzione giusta, verso una governance migliore e più trasparente».

Il Messaggero