Padoan: «Crescita ma conti a posto Via a nuove privatizzazioni»

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CERNOBBIO La sfida è chiara, la strada da intraprendere complessa. Ma è l’unica in grado di risollevare le sorti del Paese. «Non abbiamo alternative, dobbiamo riguadagnare competitività e riprendere a crescere e a un ritmo sostenuto e sostenibile. Creare buona occupazione senza mettere a repentaglio la stabilità della finanza pubblica», afferma il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. Sviluppo da coniugare al rigore dei conti, mantenendo «la politica di bilancio nel quadro normativo comunitario».

LA STRATEGIA
Davanti alla platea di Confcommercio, che chiede risposte per il rilancio dei consumi e denuncia un aggravio di imposta di 56 miliardi negli ultimi sei anni, spiega che il percorso è obbligato: «Serve una strategia incentrata su misure strutturali in grado di incidere sia sui meccanismi di creazione della domanda interna, sia sulla competitività».
La stabilità di bilancio, ribadisce Padoan, «è condizione indispensabile per lo sviluppo del Paese e la strategia di politica economica del governo si basa sul rafforzamento del processo di consolidamento dei conti pubblici». Un richiamo alla severità che, dice il responsabile del Tesoro, è insita nel suo ruolo: «Il ministro dell’Economia è tradizionalmente il ”signor no”. Sto imparando il mestiere, spero anche a schiacciare i bottoni. Credo tuttavia che il vocabolario di un ministro debba essere più ampio di questa singola parola». Le digressioni dall’obiettivo, in ogni caso, non faranno parte del programma. «Il tasso di disoccupazione – avverte – rimane molto elevato, il fenomeno colpisce in particolare i giovani e il Centro-Sud. In tale contesto non si può ignorare il rischio crescente del disagio sociale». Un allarme concreto, se si considera che «le persone a rischio di povertà o di esclusione sono aumentate dal 25,3% del 2008 a quasi il 30% nel 2012, a fronte di una media europea inferiore al 25». Perciò il finanziamento delle riforme messe in campo «deve essere fuori discussione e deve essere sostenibile, altrimenti sono politiche che danneggiano la credibilità dell’azione». E tenendo ben presente che le riforme strutturali «hanno bisogno di tempo».

LE VENDITE
Poi c’è il secondo fronte d’attacco: contenimento delle spese e privatizzazioni. La spending review «non è una operazione punitiva, ma una aggressione alle inefficienze pubbliche» dice il ministro, precisando che «non stiamo parlando di tagli di carattere lineare: abbiamo previsto per l’anno in corso minori spese, che proseguiranno nel 2015 per dispiegarsi in pieno nel 2016». Nel frattempo si spinge sulle privatizzazioni, accelerando l’attuazione del pacchetto già predisposto dall’esecutivo Letta mentre è in preparazione un nuovo piano. Lo Stato, ricorda Padoan, controlla oltre 30 società e ha quote di riferimento in aziende nelle quali «c’è spazio per un ruolo ridotto del pubblico». La lista è quasi pronta e dopo le Poste il governo «guarda con favore a concrete ipotesi di dismissioni di partecipazioni in Ferrovie dello Stato e Cassa depositi, con riferimento all’apertura al capitale privato di Fincantieri».

IL MESSAGGERO