Orlando ai giudici: collaboriamo

Andrea Orlando

Grande era l’attesa e alta la tensione per l’arrivo a Bari del ministro della Giustizia Andrea Orlando, dopo la polemica esplosa per le critiche del presidente dell’Anm Rodolfo Sabelli all’apertura del 32esimo Congresso nazionale dei magistrati. Critiche «ingenerose», secondo l’establishment del premier Matteo Renzi, mentre il ministro dell’Interno Angelino Alfano ieri mattina le ha definite «un ottimo modo per sviare l’attenzione da quanto accaduto a Palermo» con l’inchiesta su cinque magistrati della Sezione misure di prevenzione del Tribunale. «Falso» ha ribattuto Sabelli all’apertura della seconda giornata congressuale mentre il segretario Maurizio Carbone diceva che l’Anm non prende lezioni da Alfano e chiedeva «fermezza e rapidità» nell’accertare le responsabilità, «per tutelare la dignità di tutti i magistrati perbene». In questo clima, surriscaldato dalle invettive della Lega contro i giudici, al centro congressi di Villa Romanazzi cresceva il timore che anche Orlando approfittasse del caso-Palermo per “zittire” le toghe. Ma, giunto a Bari seppure con due ore di ritardo rispetto al tabellino di marcia e accolto senza neanche un applauso, il ministro ha spiazzato la platea. E nonostante qualche mugugno durante il suo intervento, alla fine ha strappato un applauso lungo ed empatico per la sua “chiamata alle armi”: «Senza il vostro ruolo attivo, senza il vostro impegno e la vostra passione civile non è possibile trasformare questo Paese. Rischiamo di costruire una casa più povera se priva di un punto di vista fondamentale per il cambiamento, per il ruolo che avete svolto e svolgete nel nostro Paese». «Parole importanti», commentano in tanti. Anche chi non ha risparmiato critiche a viso aperto al ministro, come Ezia Maccora, Gip a Bergamo e componente del Direttivo dell’Anm, è colpita «da un intervento ispirato alla leale collaborazione tra istituzioni, per il raggiungimento di un fine comune: la tutela dei diritti e della legalità, valori etici-politici e giuridici prima che economici».

Non a caso, il guardasigilli aveva esordito con un «eppure vi sorprenderò». La sua è stata la ri-legittimazione che le toghe aspettavano, l’appello a fare fronte comune per ristabilire «un clima di fiducia nelle classi dirigenti del Paese», la «condivisione» di molte critiche e l’apertura a modifiche, «tagliandi», ripensamenti. Ma anche l’invito a non ragionare sempre con la «chiave di lettura» del conflitto politica-giustizia quanto con quella del Congresso, cioè «il rapporto tra democrazia ed economia», vale a dire «tra poteri non sottoposti ad alcun tipo di controllo democratico e l’affannoso tentativo delle democrazie, con i loro limiti e le loro difficoltà, di governare questi cambiamenti». È qui che «si inserisce anche il tema della legittimazione e della delegittimazione delle istituzioni, di tutte le istituzioni» spiega. Questa è «la sfida globale» che rimette in gioco tutti i soggetti delle istituzioni e impone «un’autocritica complessiva».

A Bari non è mancata l’autocritica, per esempio sul «correntismo e sul carrierismo» (Carbone). Ma dolente e insistita è stata la denuncia per la mancanza di risorse, soprattutto di cancellieri (il 70%), riconosciuta anche dal vicepresidente del Csm Giovanni Legnini, pur impegnato a buttare acqua sul fuoco delle polemiche, per «non alimentare una nuova fase di conflittualità tra politica e giustizia».

«Comprendo la vostra insoddisfazione anche se ho messo il personale amministrativo al primo punto della mia azione» dice Orlando sgranando il rosario degli ingressi dei cancellieri(500 entro il mese, che diventerenno 1.031 tra due mesi e arriveranno in due anni a 4mila). La platea mugugna che, tra il tempo per essere assunti e quello per la riqualificazione, avranno già raggiunto l’età della pensione. «Non mi aspettavo certo una standing ovation, ma neanche che su di me ricadesse la responsabilità di un’inerzia ventennale» dice lui, chiedendo «collaborazione», tanto più dopo anni «in cui l’unica parola d’ordine è stata spending review». Assicura che l’Anm «è un interlocutore essenziale per il governo». Ricorda «l’intuizione» del giudice Rosario Livatino, nell’84, rispetto al «rischio che la pressione del potere economico (non ancora globalizzato) poteva esercitare sull’attività della giurisdizione». «Voi avete il privilegio di intuire, attraverso le patologie della società, ciò che sta per avvenire. Mettetelo a disposizione della Repubblica, perché questo è il punto fondamentale», cioè «affermare il primato della legge rispetto a quella che va definita per ciò che è, cioè la “cruda forza selvatica” dell’utile che preme alle porte del giusto».

Di qui l’importanza di un’organizzazione efficiente, della specializzazione, del processo civile telematico, della durata ragionevole dei processi. Orlando nega che che con le riforme approvate e in cantiere sia in atto una «controriforma» o «una normalizzazione»; neanche la responsabilità civile va in questa direzione («ma faremo un tagliando anche qui»). Comprende il rischio di «burocratizzazione» legato all’efficienza, «che si evita solo progettando insieme il sistema». Quanto alle intercettazioni, è l’unico punto su cui si scalda un po’, definendo «falso» che si siano dedicate più energie a questo tema che alla criminalità organizzata, anche perché la delega sulle intercettazioni fra l’altro semplifica il ricorso alle intercettazioni per i reati contro la pubblica amministrazione.

Il Sole 24 Ore