Ordine d’arresto, Dell’Utri latitante Ma lui: non scappo mi sto curando

MARCELLO_DELL_UTRI_OK

PALERMO Ordine di cattura internazionale per Marcello Dell’Utri. L’ex senatore ha giocato d’anticipo scegliendo di attendere fuori dall’Italia, c’è chi dice a Beirut, il verdetto della Cassazione, previsto per martedì prossimo, quando gli Ermellini per la seconda volta decideranno sulla condanna a 7 anni, per concorso esterno in associazione mafiosa, inflitta al politico.
Dell’Utri ha reagito definendo «aberrante» il provvedimento ed annunciando che non si sottrarrà «al risultato processuale». Tuttavia precisa di versare in «condizioni di salute precarie», per i postumi di un intervento di angioplastica e che sono in corso «ulteriori esami e controlli». La dichiarazione rinnova infine «fiducia» nella Cassazione ed auspica che «un processo ventennale, per il quale ritengo di avere già scontato una grave pena, si possa concludere definitivamente e positivamente».
L’ordine custodia cautelare che avrebbe dovuto assicurare la presenza di Dell’ Utri in Italia al momento del verdetto, per una eventuale esecuzione immediata della pena, ha avuto una gestazione di 6 mesi. E’ l’8 novembre 2013 quando intercettazioni disposte dal pm di Roma ed eseguite dalla Dia nel ristorante capitolino Assunta Madre, captano le confidenze di Alberto, fratello gemello di Marcello, al gestore del locale Vincenzo Mancuso. «Bisogna accelerare i tempi (della latitanza, ndr)- confida Alberto- che Marcello se poi non ce la fa…». Ed indica come possibili Paesi all’estero utili per sottrarsi al carcere la Guinea Bissau ed il Libano, dove sono già stati attivati canali politici di protezione.

SEQUESTRO DEL PASSAPORTO
L’intercettazione è trasmessa da Roma a Palermo nel febbraio scorso. Venti giorni fa il Pg di Palermo chiede, motivando con un «grave e concreto di fuga», il sequestro del passaporto ed il divieto di espatrio per Dell’Utri, ma il giudice rigetta osservando di potere disporre solo l’arresto cautelativo. Il Pg riformula la richiesta, accolta l’8 aprile. A quella data Dell’Utri è già all’estero. Quale sia l’ itinerario seguito non è noto, ma è certo (sulla base della testimonianza di un occasionale compagno di viaggio) che il 24 marzo l’ex senatore vola da Parigi, in businnes class, a Beirut. E per altro, anche in occasione del primo verdetto di Cassazione, che rinviò all’Appello per una nuova disamina, Dell’Utri aveva scelto di attendere all’estero, probabilmente a Santo Domingo, dove ha una residenza, la decisione. In base a quella «trasferta» il Pg chiese l’ arresto cautelare (era marzo 2013) ma il giudice lo rifiutò.

IL PRECEDENTE
L’asse Palermo-Beirut per imputati ad alto rischio ha uno storico precedente: Graziano Verzotto, senatore Dc, inquisito per fondi neri sulle banche di Sindona si sottrasse all’arresto raggiungendo da Siracusa Beirut su un peschereccio, passò quindi in Francia, ottenne asilo, non scontò un solo giorno di carcere. L’espatrio di Dell’Utri ha suggerito al M5S di chiedere le dimissioni di Alfano «che fa arrestare e trasferire in Kazakistan una donna e una bambina richiedenti asilo, ma lascia fuggire i condannati per mafia», ma Ncd fa quadrato ricordando che non compete al ministro dell’Interno intervenire sulla libertà personale dei cittadini.

IL MESSAGGERO