Onu, il New York Times: «E’ l’ora di una donna al vertice». E spunta anche Mogherini

Federica Mogherini

Nel 2016 gli Stati Uniti potrebbero avere la loro prima presidente donna, Hillary Clinton. E anche all’Onu cambiano i vertici e c’è chi preme per avere al 38esimo piano del Palazzo di Vetro, per la prima volta, una donna. In un editoriale il New York Times si è unito oggi a quanti chiedono una donna come prossimo segretario generale dell’Onu dopo Ban Ki moon. E tra le papabili, leader dalle ineccepibili credenziali in politica estera, spunta anche l’italiana Federica Mogherini.

Il mandato di Ban scade nel 2016, anno in cui negli Usa Hillary Clinton potrebbe essere scelta dagli elettori come nuova inquilina dello Studio Ovale. L’Onu ha avuto finora otto segretari generali, tutti uomini, scelti in negoziati segreti pilotati dai cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza.

«È ora di cambiare», scrive il Times, unendosi a quanti chiedono più trasparenza nella selezione del nuovo capo del Palazzo di vetro, tra questi il gruppo di «saggi» The Elders guidato dal predecessore di Ban Ki-moon, Kofi Annan. «Non mancano le candidate. Nominare una donna ai vertici di una organizzazione nata 70 anni fa per affrontare i problemi più gravi del mondo attraverso diplomazia e consenso sarebbe un simbolo potente che rivitalizzerebbe il ruolo del segretario generale», scrive il Times.

Il nome della Mogherini è apparsa nella lista del gruppo indipendente Campaign to elect a woman Un secretary general che offre biografie di donne dal formidabile curriculum: tra queste, la presidente della Liberia, Ellen Johnson Sirleaf, la numero uno dell’Fmi, Christine Lagarde, il direttore generale dell’Unesco, Irina Bokova, la giurista canadese Louise Arbour, la responsabile di Undp, il programma di sviluppo delle Nazioni unite Helen Clark, Ertharin Cousin del Wfp, il Programma alimentare mondiale e Alicia Barcena Ibarra, segretario esecutivo della Commissione Economica per l’America Latina e i Caraibi.

Per rotazione, secondo prassi invalsa negli ultimi 70 anni, il successore del sud-coreano Ban dovrebbe essere un esponente dell’Europa dell’Est. E tuttavia, decine di Paesi membri delle Nazioni unite stanno spingendo in questi giorni per sparigliare le regole scegliendo una donna Segretario Generale.

Quarantaquattro governi, ma nessuno dei cinque permanenti tranne il Regno Unito, si sono uniti a un’iniziativa in questo senso della Colombia, uno degli Stati membri (il 20 per cento del totale) che al Palazzo di Vetro sono rappresentati da una ambasciatrice. E il Times non manca di rimarcare: «Gli Stati Uniti che all’Onu parlano con la voce di Samantha Power, dovrebbero essere grandi sostenitori del cambiamento».

Il Messaggero