Offerta al Cavaliere: azzeriamo E spunta l’ipotesi Finocchiaro

SILVIO BERLUSCONI 1

«Voglio capire che cosa ha in testa». Silvio Berlusconi pretende e ottiene un tete à tete con Matteo Renzi. Se necessario con gli stessi testimoni che un anno fa assistettero alla sigla del Patto del Nazareno. Ovvero Gianni Letta e Lorenzo Guerini. L’appuntamento è per l’ora di pranzo. Dopo che il Cavaliere avrà incontrato l’ex delfino, e ora leader dell’Ncd, Angelino Alfano. Berlusconi vuole garanzie e pretende di conoscere la strategia che il premier intende attuare per arrivare ad eleggere il Capo dello Stato alla quarta o alla quinta votazione.
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Il Cavaliere è piuttosto irritato con Renzi e avverte la pressione dei suoi. Sia di quanti ieri hanno votato senza mugugni l’Italicum, e tanto più della pattuglia più critica. «Il Patto del Nazareno è scritto sull’acqua», ha sostenuto ieri in aula il senatore forzista Minzolini. Per dimostrare che l’accordo con il Pd a trazione renziana non è stato a perdere, Berlusconi vuole sapere non solo qual è il nome che il segretario del Pd proporrà alla quarta votazione – ammesso che non inizi a testarlo sin dalla prima – ma qual è il ”piano b”. In questi giorni di fumogeni renziani, le certezze dell’ex presidente del Consiglio hanno cominciato a vacillare. Ad insospettirlo la tenacia con la quale il segretario del Pd sta cercando di ricompattare il partito e le defezioni nel M5S che, avvenute a ridosso della convocazione dei grandi elettori, fanno temere un soccorso proveniente da sinistra in grado di neutralizzare – o quasi – il contributo di Forza Italia. C’è però un altro capitolo che sta a cuore al Cavaliere più del nome: le garanzie per riottenere l’agibilità politica. Su questo punto le richieste del leader azzurro sono tanto chiare quanto complicate da realizzare e partono dall’assunto che se la Consulta affronterà «nel modo giusto», a suo parere, il nodo della decadenza non sarà necessario un ulteriore intervento legislativo. All’incontro Renzi arriva dopo aver consultato tutte, o quasi, le forze e dopo aver incontrato i parlamentari del suo partito. E’ probabile che dopo i reciproci complimenti per aver tenuto la barra dritta sulla legge elettorale, Renzi riproponga l’esigenza di arrivare «in tempi stretti» all’elezione del successore di Napolitano. Anna Finocchiaro è il nome che Renzi pensa di proporre all’ex premier, azzerando i nomi finora circolati. Consapevole che la presidente della prima commissione di Palazzo Madama non dispiace al Cavaliere e al pattuglione azzurro, Renzi proverà ad ”accessoriarlo” con i numeri che pensa possa raccogliere la candidatura di una donna al Quirinale. Se si escludono i nomi del ministro Roberta Pinotti e di Emma Bonino, che nel 2013 raccolse 13 voti, di candidature femminili non ne girano molte malgrado i grandi elettori-donna siano quasi trecento.
SEGNALE

La candidatura della Finocchiaro avrebbe per Renzi il pregio di ricompattare il partito e di dare al Paese un segnale di novità portando per la prima volta una donna sul Colle più alto. Magistrato, ed esponente del Pd a suo tempo vicina a Massimo D’Alema, la Finocchiaro in queste settimane di complesse trattative sulla legge elettorale, ha lavorato in un rapporto stretto con la ministra Boschi e (senza temere le ire degli avversari di partito che evocano grane siciliane) ha messo la firma sotto l’emendamento che ha modificato la prima versione dell’Italicum secondo le indicazioni date dal governo. A Berlusconi non mancheranno gli argomenti per sottolineare a Renzi che «io gli impegni li ho mantenuti votando l’Italicum» e che «mi sono già detto disponibile a votare un uomo di sinistra come Amato e uno che ha votato la mia decadenza come Casini. E non pensare di propormi Mattarella che è un Prodi in miniatura». Da esperto di votazioni per il Quirinale, Berlusconi uscirà da palazzo Chigi convinto che la trattativa non sia ancora conclusa, che a ridosso delle votazioni le variabili possano aumentare, ma che comunque «Matteo non mi tirerà bidoni».

Il Messaggero