Occupazione, segnali di ripresa Renzi: va bene ma non basta

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La conferma di un 2014 con l’economia ancora in flessione, ma i conti pubblici sotto controllo. Poi alcuni dati incoraggianti sul mercato del lavoro, pur se in un contesto molto fragile. Infine i risultati positivi del settore auto, con le immatricolazioni che crescono a due cifre anche nel mese di febbraio. I numeri diffusi ieri dall’Istat e dal ministero dei Trasporti permettono di valutare sotto diverse angolazioni la situazione del Paese lo scorso anno, e le prospettive dei prossimi mesi.
Il segno negativo del Pil (un -0,4 per cento comunque ben meno vistoso di quello dei due anni precedenti) era largamente atteso e si confronta con i risultati positivi degli Stati Uniti (2,4 per cento), della Germania (1,6) e della Francia (un più modesto 0,4). Non sorprende neanche verificare che l’andamento sfavorevole del nostro Paese dipende essenzialmente dalla domanda interna, mentre quella estera netta ha fornito un apporto positivo. Nei primi due mesi del 2015 però la dinamica dei consumi è stata molto vivace nel cruciale settore dell’auto, con immatricolazioni in crescita del 13,2 per cento (13,5 per Fiat Chrysler, il miglior dato dal 2010): un risultato brillante che però in buona parte deriva dal settore del noleggio.
I DETTAGLI
L’ulteriore rallentamento complessivo della produzione si riflette sull’andamento del mercato del lavoro, misurato nell’intero anno: il tasso di disoccupazione è cresciuto al 12,7 per cento rispetto al 12,1 dell’anno precedente (41,2% per i giovani). Eppure, qualcosa si muove, perché se aumentano le presone in cerca di un impiego, crescono anche quelle che un lavoro bene o male ce l’hanno. Lo segnalano in particolare i risultati trimestrali e mensili, resi noti insieme a quelli relativi alla media 2014. Tra gennaio di quest’anno e lo stesso mese di quello precedente, la crescita è stata di 131 mila unità (cifra salutata dallo stesso premier Renzi con un «Bene ma non basta»). La rilevazione mensile evidenzia anche una contrazione del tasso di disoccupazione, che scende al 12,6 per cento, mentre lo stesso indicatore calcolato sul quarto trimestre dello scorso anno è ancora al 13,3 per cento.
Sul fronte della finanza pubblica non ci sono grandi sorprese: il rapporto deficit/Pil si attesta alla fine dello scorso anno al 3 per cento, in lieve aumento rispetto al 2013 ma entro il tetto previsto dai Trattati europei. In serata poi il ministero dell’Economia ha diffuso il dato relativo al fabbisogno dello Stato (il saldo di cassa) che nei primi due mesi del 2015 è sceso di 9,5 miliardi. Il debito – come già reso noto dalla Banca d’Italia – sale un po’ meno del previsto in cifra assoluta pur raggiungendo il 132,1 per cento del prodotto a causa del calo del Pil nominale dovuto anche alla mancata inflazione.

Il Messaggero