Obama rassicura Israele «L’America è pronta a difendervi dall’Iran»

U.S. President Barack Obama speaks about the economy in Illinois

Tutti e due pensano che sia un accordo «storico». Ma Barack Obama lo giudica «storicamente positivo», mentre Benjamin Netanyahu lo definisce «storicamente negativo». Passano i giorni e le posizioni dei due leader non si avvicinano. L’accordo di Losanna sul nucleare iraniano viene difeso da Barack Obama e approvato dalla maggioranza dell’opinione pubblica americana, mentre continua a essere condannato dal leader israeliano che domenica ha concesso interviste a tutti i talk show politici Usa per insistere sui pericoli che Israele corre davanti all’accordo sottoscritto con l’Iran da Usa, Francia, Gran Bretagna, Russia e Germania.
L’ATTO D’ACCUSA
Netanyahu ha anche presentato un documento in cui chiede perché le sanzioni contro Teheran debbano essere sollevate subito, perché non si richieda che l’Iran accetti immediate ispezioni di tutti i luoghi dove si sospetta che vengano condotti esperimenti di armi nucleari, perché non si faccia riferimento ai missili intercontinentali: «Siamo ancora in tempo per ottenere un accordo migliore» ha sostenuto il premier. Netanyahu non accetta come valida l’opinione dei negoziatori, e cioè che se è vero che l’accordo raggiunto in Svizzera non è perfetto né ideale, è altrettanto vero che è quanto di meglio si possa ottenere ora. Coloro che difendono l’accordo fanno notare come la richiesta di Netanyahu e altri leader politici Usa di aumentare le sanzioni e mettere Teheran davvero in ginocchio e costringerla a fare maggiori concessioni appaia irrealizzabile, visto che alcuni Paesi – come l’India, il Giappone, la Corea del sud e la Cina – hanno già fatto capire che non accetteranno di estendere o irrigidire le sanzioni.
LA POTENZA DEGLI STATI UNITI
Obama risponde alle proteste di Netanyahu in un’intervista al principale opinionista Usa sul Medio Oriente, Thomas Friedman, che sul New York Times ieri ha descritto «la dottrina di Obama e l’Iran». Di fatto si tratta di questo: gli Stati Uniti sono abbastanza potenti da tentare una strada diversa con l’Iran, Cuba e Burma, per vedere se mettendo da parte sanzioni e isolamento non si ottengano risultati migliori. Facendo leva sull’orgoglio patriottico degli americani, Obama ha aggiunto: «Siamo abbastanza potenti da poter mettere alla prova queste idee, senza esporci a rischi». Ma il presidente non ignora né trascura le preoccupazioni del premier Netanyahu e ammette che «Israele è più vulnerabile». Difatti cerca di rassicurare sia il premier che i suoi sostenitori americani offrendo «il proprio impegno» per rendere ben chiaro a tutti nella regione, Iran incluso, che gli Stati Uniti correrebbero subito in difesa di Israele se venisse attaccato. Non solo, Obama insiste che se il negoziato con Teheran non funzionasse, gli Stati Uniti avrebbero tutta la loro potenza militare intatta. Anzi, il Pentagono ha rivelato che proprio mentre a Losanna si negoziava, le forze armate Usa hanno perfezionato una versione più potente e penetrante delle bunker buster, le bombe in grado di entrare sotto terra ed esplodere a scoppio ritardato, che sarebbero la prima linea di attacco per distruggere eventuali laboratori nucleari sotterranei in Iran.

Il Messaggero