Obama: no intervento armato

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SEBASTOPOLI Sale la tensione in Crimea e tra Usa e Russia, ma ieri il presidente degli Stati Uniti ha escluso un intervento militare. «Impegnarsi militarmente contro la Russia non sarebbe appropriato, c’è una strada migliore a quella militare – ha detto Obama – Gli Usa e i suoi alleati sono pronti a intraprendere azioni economiche ancora più dirompenti».
Intanto i Fort Apache ucraini in Crimea capitolano a uno a uno, e i soldati russi li conquistano senza sparare un colpo. Kiev, chiaramente incapace di far fronte militarmente all’avanzata russa, si appella all’Onu, a cui chiede di «demilitarizzare» la Penisola che ha scelto Mosca. Ieri il “Blitzkrieg” russo non si è fatto attendere: sono state occupate quasi tutte le basi nella regione di Sebastopoli, quelle di Ievpatoria, Novoozerne, e altri luoghi fino a ieri sconosciuti al mondo. Il capo della flotta ucraina sarebbe finito agli arresti, e Kiev ha lanciato un ultimatum per la sua liberazione. Ma fonti militari a Sebastopoli smentiscono: «È andato via per conto suo», «prima del blitz», si ironizza.
L’ASSALTO Ovunque la scena è la stessa: i miliziani o le forze speciali fanno irruzione con i mezzi blindati, o con un camion. Sfondano il cancello. Trattano la resa, l’ammaina bandiera e la consegna delle armi. Gli ucraini si tolgono le divise, oppure indossano quelle della Flotta russa del Mar Nero. Poi escono uno ad uno, con i loro padri, madri, moglie e fidanzate che li aspettano fuori.
LE MOSSE DI KIEV In questa situazione, l’Ucraina ha annunciato di voler abbandonare la Comunità degli Stati indipendenti (Csi) nata dalle ceneri dell’Urss (già lasciata dalla Georgia). E ha chiesto all’Onu di dichiarare la Crimea zona demilitarizzata, proprio alla vigilia della missione di Ban Ki-moon a Mosca, dove presumibilmente incontrerà Putin.

 

L’UNIONE SARDA