Obama in crisi, nei sondaggi gli elettori chiedono l’attacco

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NEW YORK La notizia è arrivata mentre tutti gli esperti di terrorismo erano occupati a spiegare un successo dell’Amministrazione Obama, la missione aerea contro i terroristi in Somalia, avvenuta la sera prima. Proprio quando sembrava accertato che quella missione aveva effettivamente ottenuto di uccidere il sanguinario leader terrorista Ahmed Abdi Godane, le tv hanno interrotto i programmi per annunciare l’orrendo assassinio del giornalista Steven Sotloff in Siria. L’orrore si è letto chiaramente sui volti dei giornalisti. Andrea Mitchell, autorevole commentatrice politica della Nbc, ha bisbigliato alcune parole addolorate: «Mando un pensiero alla madre». Poi si sono accumulati i commenti, sia dei politici che degli esperti. Ma dalla Casa Bianca, dal Dipartimento di Stato e dal Pentagono sono venute reazioni asciutte, che si potevano riassumere in un unico concetto: «Non possiamo confermare la validità del video. Lo stiamo studiando. Siamo vicini con i nostri pensieri e le nostre preghiere alla famiglia di Sotloff che ha sofferto tanto».
LE ACCUSE
È chiaro che la barbara esecuzione di un secondo giornalista americano e le frasi di sfida che il giustiziere lancia a Obama metteranno il presidente in una posizione ancora più difficile. Nei giorni scorsi Obama ha ricevuto molte critiche per aver detto che la sua Amministrazione non aveva ancora una strategia contro Isis. Il bello è che se i politici lo hanno attaccato spietatamente, inclusi i democratici, i militari invece hanno apprezzato la sua cautela. L’ex generale Barry McCaffrey ad esempio ha spiegato che «sarebbe un grave errore reagire ciecamente sull’onda delle emozioni» e che invece «bisogna cercare un intervento internazionale con un mandato chiaro». Sia il presidente, che arriva al summit Nato in Galles giovedì, sia il segretario di Stato John Kerry, in viaggio in Medio Oriente, stanno proprio tentando di mettere insieme una simile alleanza che possa arginare l’avanzata delle milizie estremiste. Intanto però l’opinione pubblica americana, che finora era dalla parte di Obama e si opponeva ad altri impegni militari, ha cambiato posizione, con il 63 per cento a favore di un attacco contro i miliziani islamici. 
L’ATTACCO
Non che Obama sia contrario a ricorrere alla forza, quando pensa di poter vincere. Come si diceva, ieri doveva essere per la Casa Bianca un giorno di successo dopo l’attacco ad Al Shabaab nel sud della Somalia. La missione aveva come scopo di uccidere il leader della rete terroristica, Ahmed Abdi Godane, un giovane dalle idee ultra estremiste che nel 2011 ha giurato fedeltà al capo di Al Qaeda Ayman Al Zawahiri, impegnandosi a portare la Sharia in Somalia. Al Shabaab assomiglia per estremismo ai miliziani di Isis: nelle aree agricole che ancora controlla, ha imposto una sharia durissima, ai ladri vengono mozzate le mani, mentre le donne sospettate di essere infedeli ai mariti vengono lapidate, dopo processi sommari. Godane è stato anche l’organizzatore dell’attentato contro il centro acquisti di Nairobi, in Kenya, l’anno scorso: 68 persone vi persero la vita e cento rimasero ferite. Non è ancora chiaro se il terrorista sia stato ucciso, ma un portavoce del gruppo ieri sera ha confermato che il capo viaggiava su un veicolo preso d’assalto dalle bombe Usa. Considerato che il veicolo e l’accampamento sono stati centrati da vari missili terra-aria, sembra lecito pensare che l’uomo sia perito nell’attacco.

IL MESSAGGERO