Obama e l’Iran: il dialogo vada avanti

U.S. President Barack Obama speaks about the economy in Illinois

Il presidente americano, Barack Obama ha ringraziato il leader del Cremlino, Vladimir Putin, per «il ruolo significativo giocato dalla Russia per il raggiungimento di una pietra miliare come l’accordo con l’Iran». Lo ha reso noto la Casa Bianca. Parole di apertura nei confronti di Mosca che il presidente americano ha espresso anche in una intervista al Nyt: «La Russia è stata d’aiuto – ha detto in merito al ruolo del Cremlino al tavolo dei negoziati sul nucleare iraniano – Devo essere onesto non ne ero sicuro considerate le differenze sull’Ucraina». Obama si è detto finanche «sorpreso da Putin»: «Il governo russo ha in questo caso distinto gli ambiti in un modo che mi ha sorpreso. E non avremmo raggiunto questo accordo se non fosse stato per la volontà della Russia di rimanere con noi e con gli altri partner del 5+1 nell’insistere per un accordo solido».

«Senza accordo, la guerra»

L’alternativa all’accordo con l’Iran sul nucleare il rischio sarebbe stata la guerra perché «se non ci fossero le ispezioni rimarrebbe solo la possibilità dell’uso della forza militare. Netanyahu o altri sono liberi di fare questo ragionamento. A me non convince». Lo ha affermato mercoledì il presidente americano, Barack Obama, nel corso di una conferenza stampa. Si tratta di una situazione che «o si risolve con i negoziati o con la forza, con la guerra, sono queste le due alternative», ha commentato.

«Legittime le preoccupazioni di Israele»

Nonostante questo, le preoccupazioni di Israele sulla propria sicurezza sono «legittime», ha riconosciuto all’indomani della firma tra Teheran e i Paesi del 5+1, ma le minacce nei suoi confronti «diminuiscono». L’Iran «è un grande Paese con un esercito importante, ha affermato che Israele non dovrebbe esistere, ha negato l’olocausto, ci sono missili puntati contro Tel Aviv e Israele ha ottime ragioni per essere inquieto, capisco le affermazioni (del premier israeliano) Benjamin Netanyahu» che ha duramente criticato l’accordo. «Ma vorrei anche dire che tutte queste minacce potrebbero essere maggiori se l’Iran avesse un’arma nucleare», ha aggiunto.

«Minacce non risolte, ma ridotte»

Il presidente ha poi rivolto un appello al Congresso: «La mia speranza è che il giudichi l’accordo con l’Iran sui fatti, e non sulle speculazioni, sulla disinformazione o sulla posizione delle lobby», invitando a considerare che se i critici ritengono che «la guerra sia una opzione, allora lo dicano». Questo perché «anche con questo accordo, continueremo ad avere profonde differenze con l’Iran», perché non sono risolte «tutte le minacce che l’Iran pone per i suoi vicini e per il mondo», ma di fatto sono ridotte «le loro possibilità di sviluppare un programma nucleare di tipo bellico. Questo accordo è nell’interesse della sicurezza degli Stati Uniti dei nostri alleati».

Il caso Cosby: «Nessuna tolleranza per chi stupra»

A margine il presidente è intervenuto anche sul caso Bill Cosby: «Se una persona droga una donna, o per quel che importa un uomo, per poter avere un rapporto sessuale non consensuale, si tratta di stupro. E non ci deve essere tolleranza per lo stupro», ha dichiarato il presidente , rispondendo a una domanda sulla triste vicenda protagonista il celebre attore afroamericano, accusato da numerose donne di averle violentate dopo averle drogate. «Non c’è un precedente per la revoca della Medaglia della Libertà», una onorificenza che era stata conferita a Cosby, ha risposto Obama alla cronista che gli chiedeva se la Casa Bianca avrebbe proceduto in questo senso, sottolineando di «non voler commentare casi specifici.

Al New York Times: «Io come Nixon e Reagan con Cina e Urss»

«Io come Richard Nixon e Ronald Reagan». Obama, aveva spiegato così in mattinata – al New York Times – il suo approccio con l’Iran, ispirandosi a quello dei sue due illustri predecessori verso Cina e Unione Sovietica. «Ci sono molte cose che mi distinguono da Reagan – si legge nell’intervista – ma ciò per cui lo ammiro è la capacità di riconoscere che se c’era la possibilità di un accordo verificabile con l’“Impero del male”, che perseguiva la nostra distruzione e poneva una minaccia ben maggiore dell’Iran, allora ne valeva la pena. Su molti punti ero in disaccordo anche con Nixon – ha aggiunto il presidente Usa – ma lui capì che c’era la possibilità che la Cina prendesse una strada diversa».

«Accordo unico modo per bloccare le armi nucleari»

Dopo il complesso accordo sul nucleare iraniano, Obama ha sottolineato che gli Usa non misurano «questo accordo in base alla sua capacità di cambiare il regime in Iran, né su quella di risolvere ogni problema che possiamo avere in Iran, né di eliminare tutte le loro scellerate attività nel mondo. Noi misuriamo questo accordo sulla sua capacità di non permettere all’Iran di avere la bomba atomica». Ha risposto alle critiche mosse da più fronti, Obama: «E quello che posso dire, e credo di essere in grado di dimostrare, questo è di gran lunga il cammino più certo per garantire che l’Iran non abbia l’arma nucleare». Il presidente sa bene che deve «vendere» l’accordo non solo ad alleati scettici, ma anche ad un altrettanto scettico Congresso a guida repubblicana. «Credo che le critiche siano fuorvianti» ha affermato ancora Obama invitando a valutare «esattamente quello che abbiamo ottenuto» con l’accordo di Vienna.

«Accordo complesso e costoso»

A lanciare un atto d’accusa agli accordi di Vienna è il Washington Post che nel suo editoriale ha definito l’impianto complessivo del piano elaborato al tavolo delle trattative «complesso e costoso»: «Per come è, l’accordo è complesso e costoso – seppure in definitiva preferibile, a breve termine, alla probabile alternativa di una escalation nel confronto con l’Iran». «Il suo effetto più immediato sarà quello di fornire a Teheran il prossimo anno 150 miliardi frutto della revoca delle sanzioni, fondi che i suoi leader useranno probabilmente per rivitalizzare l’economia interna ma anche per finanziare guerre e gruppi terroristici in Siria, la Striscia di Gaza, Yemen e altri». Per quanto Obama abbia promesso di mitigare questi possibili effetti con un rinnovato appoggio ad Israele ed alleati arabi, «una conseguenza dell’intesa potrebbe essere un aumento della lotta settaria nella regione e della minaccia convenzionale a Israele». «Quando l’embargo sulla vendita di armi e missili cesserà, tra 5 ed 8 anni, tale minaccia potrà ancora accrescersi».

CORRIERE DELLA SERA