Obama, dal Senato il primo schiaffo sulle intercettazioni

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Una sconfitta e una vittoria al Senato hanno fatto ieri da cornice alla notizia che il presidente Barack Obama annuncerà stasera il decreto presidenziale con cui intende concedere l’amnistia a circa 5 milioni di clandestini. La decisione di Obama di anticipare a oggi il serio passo sull’immigrazione sembra strettamente collegata ai due risultati del voto al Senato: la sconfitta è sicuramente più importante della vittoria, anche perché la vittoria è solo temporanea. La sconfitta riguarda infatti la riforma dei sistemi di intercettazione che un anno fa furono denunciati dalla talpa della National Security Agency, Edward Snowden, e che Obama voleva vedere fortemente ridimensionati.
OLEODOTTO, VITTORIA BEFFA
La vittoria riguarda l’oleodotto Keystone, che dovrebbe portare il greggio canadese fino alle raffinerie texane attraverso vari Stati Usa, un oleodotto che i petrolieri vogliono fortissimamente, che gli ambientalisti temono con altrettanto trasporto, e che Obama stesso ha fatto capire di vedere di malocchio. Il Senato lo ha bocciato, dando al presidente e agli ambientalisti una vittoria. Ma a gennaio, quando la maggioranza della Camera Alta passerà ai repubblicani, il Keystone sarà di nuovo messo ai voti e nessuno dubita che allora verrà approvato.
LA LEGGE BOCCIATA
Dunque il voto di ieri per Obama è solo una boccata d’ossigeno limitata nel tempo, e il presidente si vedrà ben presto obbligato a decidere se mettere il suo veto o no all’oleodotto. Gira voce che potrebbe farlo passare, considerato che alcune critiche ambientali sono decadute, per ottenere in cambio che invece i repubblicani trattino su altri fronti dell’ambiente, ad esempio le facilitazioni per l’energia alternativa e la crociata per ripulire gli impianti di energia elettrica che usano ancora il carbone. Il guaio è che non sembra proprio che il partito repubblicano abbia voglia di venirgli incontro. Dopo reciproche promesse con il presidente, il GOP sembra quanto mai inebriato dalla grande vittoria alle elezioni di metà mandato, e non manda più segnali di apertura verso possibili negoziati. La legge che doveva limitare i poteri della Nsa circa la raccolta di dati sulle attività telefoniche degli americani ne è un esempio. Era in discussione una versione che nei mesi passati gli stessi repubblicani avevano giudicato accettabile: essa avrebbe trasferito dalla Nsa alle società telefoniche il compito di conservare i tracciati telefonici, da presentare allo Stato solo in caso di reale timore di attività terroristica. E nonostante ciò, solo tre repubblicani hanno votato al fianco dei democratici, e la legge non ha raggiunto i 60 sponsor necessari a portarla in aula per il voto finale: è stata silurata con 58 senatori contro 42.
SITUAZIONE DI STALLO
I repubblicani hanno sostenuto che limitare il potere della Nsa sarebbe significato rischiare un altro 2001: «Che Dio ci protegga dal rischio di trovarci un membro di Isis in casa” ha commentato il giovane senatore della Florida Marco Rubio, che ha aspirazioni presidenziali. Invano il democratico Patrick Leahy, che aveva scritto la legge, ha risposto: “Se queste intercettazioni fossero davvero così utili contro Isis, non avremmo una Isis oggi».
Al di là delle motivazioni dei singoli senatori, questi due voti sembrano puntare ancora verso una situazione di stallo, ben lungi dall’ipotesi di collaborazione ventilata dopo le elezioni di due settimane fa. Da ciò deriverebbe la decisione di Obama di non aspettare più un ipotetico voto del Congresso e procedere con un decreto presidenziale per proteggere sia i giovani immigrati arrivati negli Usa da piccoli sia i genitori di bambini nati nel Paese. Il decreto porrebbe fine alle deportazioni che negli ultimi due anni hanno penosamente separato famiglie, e si applicherebbe solo a persone che non abbiano compiuto atti illegali, se non quello contro la legge dell’immigrazione.

Il Messaggero