OBAMA A ROMA: MEDIA USA, CON PAPA PUNTA A ‘EFFETTO AUREOLA

U.S. President Barack Obama speaks about the economy in Illinois

Per anni è stato lui, Barack Obama, la superstar sulla scena mondiale. Ma da tempo non è più così. Per questo, il presidente americano va in Vaticano a cercare di trarre beneficio dalla popolarità di chi, da un anno, ha preso il suo posto: Papa Bergoglio. Inizia così un’analisi di Politico.com a poche ore dallo storico incontro di oggi. Obama punterebbe quindi al ‘halo effect’, l’effetto aureola: sperare di guadagnare consensi incontrando qualcuno più amato di lui. Questa visita, secondo il sito specializzato nella politica americana, offre a Obama la rara e preziosa occasione di associare la propria immagine a quella di un leader mondiale di gran lunga più ‘cool’ di lui, in un momento cruciale della sua presidenza. Ormai da mesi, tutto lo staff della Casa Bianca è del resto impegnato a recuperare terreno, a riprendersi, da quello che chiamano ‘l’anno persò, il 2013 che ha registrato il crollo assoluto del gradimento del Presidente. Obama cercherà quindi di utilizzare questo faccia a faccia così importante e sotto gli occhi di tutto il mondo, per mostrare quanto la sua politica sia vicina a quella del Papa su temi come la lotta alla diseguaglianza, la povertà e l’ingiustizia sociale. Un messaggio forte al livello globale, ma che ha ripercussioni anche sul fronte interno, americano: pensiamo all’impatto nei confronti degli 11 milioni di immigrati clandestini, in larghissima parte ispanici, e quindi cattolici. Un passaggio molto rilevante, forse decisivo sia per la Casa Bianca, sia per il partito democratico il cui scopo, in vista del voto di medio-termine, è dipingere i repubblicani come cinici e insensibili ai bisogni primari della povera gente e di un ceto medio in ripresa ma ancora afflitto dalla crisi. Insomma, come sintetizza Chad Pecknold, professore di Teologia alla Catholic University of America, «Obama ha bisogno della spinta di Francesco». Tuttavia, Obama sa che perfino dentro la Santa Sede non riuscirà a sfuggire al tema più controverso della sua presidenza: la riforma sanitaria avversata in ogni modo dalle gerarchie cattoliche americane perchè prevede la copertura delle spese per i contraccettivi. Un macigno che potrebbe incrinare l’idillio tra Barack e il Pontefice. Non a caso, la destra americana, preoccupata da una sorta di ‘Santa Alleanzà tra Obama e il Papa, mette già le mani avanti, avvertendo che il Vescovo di Roma non è certo un progressista, come tanti media ‘liberal’, americani e non solo lo descrivono. La loro tesi è che non c’è stata alcuna reale apertura sulle nozze gay o sullo sfruttamento del lavoro. Anche le frasi dure di Francesco contro l’avidità del capitalismo senza regole, a loro dire erano riferite al dramma della fame nel Terzo Mondo, non certo al libero mercato che regola l’economia americana. «Dopo tanti anni di politica – afferma l’ex Speaker repubblicano Newt Gingrich, convertito cattolico – ho imparato a ignorare quello che scrivono i giornali e andare a leggere direttamente quello che ha detto il Papa. Del resto – aggiunge Gingrich – basti pensare che il New York Times è stato per la maggior parte della sua storia inesorabilmente anti-cattolico. Quindi non ci si può sorprendere se ora cambiano idea, distorcendo le parole del Papa: così sono fatti i media americani».

ANSA