Nuovo canone Rai, maggioranza divisa

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La riforma del canone Rai non è ancora partita ma già divide la maggioranza. A mettersi di traverso è il Nuovo centrodestra poco convinto che la soluzione per assicurare risorse certe al servizio pubblico e recuperare l’evasione sia inserirlo nella bolletta elettrica. Le osservazioni riguardano sia la forma che la sostanza. Sovrapporre una tassa su una tariffa sarebbe secondo l’Ncd «l’ennesima complicazione all’italiana».
SILENZIO PD

Lo sostengono Nunzia De Girolamo capogruppo Ncd alla Camera, Vincenzo Garofalo, Nino Minardo e Vincenzo Piso. Giudicano l’ipotesi di collegare il canone alla bolletta della luce «irricevibile» e annunciano una mozione. E mentre dal partito di Alfano continuano a partire in ordine sparso varie bordate, nel Partito democratico a sostenere la proposta non si muove nessuno, o quasi. Un silenzio che potrebbe suggerire a Renzi l’idea di fare indietro tutta e non sostenere fino in fondo la proposta del sottosegretario alle comunicazioni Antonello Giacomelli.
Il malumore all’interno della maggioranza non è passeggero. Il Ncd vuole andare fino in fondo, mantenere la separazione canone-bolletta. Attacca la De Girolamo: «Nell’era dello streaming e dei tablet il governo cerca di costringere a pagare il canone Rai chiunque abbia un contratto elettrico, dando per scontato un rapporto causa-effetto per cui se hai la corrente elettrica in casa automaticamente guardi i programmi della tv pubblica. Un’assurda deduzione che diventa irrealistica soprattutto pensando ai ragazzi e alle nuove generazioni iper-connesse con tablet e pc, ma di sicuro non alla tv pubblica». Se la riforma del canone Rai dovesse realizzarsi, l’importo sarebbe più i più bassi d’Europa, si fa osservare in sede pd mostrando in concreto attraverso simulazioni l’effetto che avrebbero i nuovo criteri di calcolo. Si pagherebbero in media circa 60 euro. Con non poche incognite però. Il nodo legato alla seconda casa che comporterebbe eventuali maggiorazioni ma rischia di configurarsi come una ulteriore tassa sulle abitazioni. Anche se il pagamento legato alla bolletta elettrica attualmente è un sistema utilizzato in altri quattro paesi europei e ha ridotto notevolmente l’evasione (che in Italia sia aggira intorno ai 500 milioni di euro). «Se la riforma passa vuol dire che l’azienda è rimasta ferma ai tempi di Canzonissima», lancia un mezzo anatema la De Girolamo.
Le polemiche non si fermano solo alla questione del canone. A far discutere è sempre la decisione del Cda di ricorrere contro il taglio di 150 milioni imposto dal decreto Irpef.
CAMPAGNA TGR

«Quel decreto – ha scritto il deputato dem Michele Anzaldi sull’Huffington post – ha ridotto le tasse a 10 milioni di italiani dandogli 80 euro in più in busta paga. Il governo ha tagliato alla Rai 150 milioni su un gettito del canone di circa 1,8 miliardi di euro annuali. Nel contempo a viale Mazzini è stato concesso di cedere una quota minoritaria di Raiway per un incasso di 240 milioni di euro, in sostanza alla fine il servizio pubblico potrà contare su maggiori risorse». A difendere la scelta del Cda è il segretario Usigrai Vittorio Di Trapani ricordando (sul sito www.articolo21.org) che «un amministratore non solo ha il diritto ma il dovere di agire a tutela dell’azienda» e citando i precedenti con Zanonato e Landolfi. Ci vuole poco per prevedere che lo scontro non finirà qui. Martedì è prevista la prima riunione del gruppo Pd incaricato di portare a termine la riforma; in serata ci sarà l’audizione in Vigilanza del Cda. A dare un’aria di apparente normalità rimane la programmazione Rai. Sulla Tgr partirà domani la nuova campagna sociale. Coinvolgerà le 24 redazioni regionali, sarà dedicata ai problemi dell’immigrazione «nei vari aspetti sociali, economici e culturali».

Il Messaggero