Nuovi raid su Gaza strage di civili vertice mondiale per la tregua

Israeli military offensive aftermath in the Gaza Strip

Molti appelli alla calma e per una tregua e, come da un vecchio copione, un’accelerazione della violenza. Quella vera e anche quella psicologica. Il Consiglio di sicurezza dell’Onu con parole misurate per non incorrere in un veto americano, esprime «profonda preoccupazione per la crisi in corso a Gaza e per i civili di entrambe le parti» e rilancia i negoziati diretti tra israeliani e palestinesi con l’obiettivo di un accordo sulla soluzione dei due Stati. La Lega araba si è convocata per domani mentre oggi a Vienna a margine di una riunione dei 5+1 (Cina, Francia, Germania, Gran Bretagna, Russia, Usa) con Teheran sul nucleare iraniano, i capi della diplomazia di Londra, Usa, Francia e Germania discuteranno una proposta di cessate il fuoco. La stessa, in parte, già avanzata da Turchia e Qatar a cui Hamas e Israele hanno risposto in termini vaghi mentre sul terreno si scambiano nuove bordate e si preparano a una possibile operazione di terra.
Tel Aviv, ieri sera a ridosso dell’ora in cui tutti sono solitamente inchiodati ai televisori per guardare i telegiornali, Hamas ha giocato la carta della guerra psicologica. Immagini dirette agli israeliani ma anche per consumo interno. «Alle 20 lanceremo nuovi missili contro la vostra città», è stato l’annuncio arrivato attraverso la tivù di Gaza che mostrava il count-down al bombardamento. Un ammonimento collettivo per scimmiottare gli sms inviati agli abitanti delle case che l’aviazione israeliana intende bombardare. «Sono in ritardo», il commento di un giornalista quando le sirene sono suonate pochi minuti dopo e la bordata è finalmente arrivata. Sei sulla capitale economica d’Israele, altri a nord, tutti intercettati da Iron Dome mentre molta gente invece di chiudersi nei rifugi era uscita in strada e sulla spiaggia per «vedere lo spettacolo» come ha sottolineato un altro giornalista. Era preoccupato. Non bisogna sempre contare sul sistema anti-missile o sull’approssimazione dei razzi di Hamas che hanno colpito per errore due città palestinesi, Hebron e Betlemme.
LUNGO IL CONFINE
Decine di carri armati, trasportati a bordo di camion pesanti, sono stati scaricati lungo il confine con Gaza per ciò che Moshe Yaalon, il ministro della Difesa di Tel Aviv, ha detto saranno «lunghi giorni di combattimento». Senza entrare nel dettaglio ha aggiunto: «Si stanno accumulando i successi e stiamo continuando a distruggere obiettivi importanti di Hamas e di altre organizzazioni terroristiche». A Beit Lahya, nella parte settentrionale di Gaza, l’aviazione israeliana ha centrato un orfanotrofio provocando la morte di tre bambine disabili e, secondo l’agenzia locale, ferendo diverse infermiere. L’ambasciata israeliana a Roma ha smentito la notizia, i militari si limitano a sostenere che Hamas nasconde missili e altre armi in moschee e in molti istituto pubblici. Di sicuro vi sono postazioni e depositi ovunque in quel rettangolo sabbioso in riva al Mediterraneo che è considerato uno dei luoghi più densamente abitati del mondo. In un’altra incursione israeliana è stata colpita la casa della sorella dell’ex premier di Hamas, Ismail Haniyeh. Due dei suoi nipoti sono tra le sei persone morte, portando ad almeno 25 le vittime di ieri. E ieri notte, con la novità di qualche ora di anticipo, Israele ha ordinato agli abitanti di alcuni rioni di Gaza di lasciare le loro case: oggi saranno bombardate.

Il Messaggero