Nuove ombre sull’F35 non sarà presentato ai saloni aeronautici

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«L’Ho detto e lo ripeto: non faremo volare gli F35 finché non saremo assolutamente convinti che sono sicuri». Le parole del ministro della Difesa americano Chuck Hagel giovedì scorso sono suonate come una sentenza per gli organizzatori britannici del salone dell’aviazione Royal International Air Tattoo, i quali speravano che un miracolo dell’ultima ora potesse autorizzare l’arrivo dei caccia bombardieri americani in tempo per l’apertura della mostra due giorni fa.
L’INCIDENTE

I jet sono fermi per ordine del Pentagono dai primi di luglio, dopo che uno dei piloti dei marines che li stava provando nella base di Eglin in Florida ha sperimentato la rottura e l’incendio di un motore, durante la fase di decollo. L’episodio è l’ultimo di una lunga serie di incidenti che ha ritardato per anni la chiusura del progetto e il lancio commerciale dell’aereo. La raccolta dei dati per l’inchiesta è conclusa, ha ammesso Hagel, ma ora va confrontata con i dettagli tecnici disponibili, con le testimonianze di altri collaudatori e i pareri dei fornitori interessati. Sarà anche vero, come ha detto nel frattempo il capo degli acquisti del Pentagono Frank Kendall, che tutta l’evidenza finora punta ad escludere un problema sistemico in favore dell’incidente singolo, forse la rottura di un cavo di alimentazione, ma il lancio di un programma industriale da 400 miliardi di dollari mal si concilia con le approssimazioni, quindi meglio attendere la conclusione formale dell’inchiesta.
La mostra di Glouchestershire, la più grande rassegna del mondo per l’aeronautica, avrebbe dovuto essere il trampolino di lancio internazionale per gli F35 dopo un’attesa più che decennale per il debutto. La defezione è altrettanto altisonante vista la platea, e sembra preludere ad una seconda defaillance, quella per il Farnborough Airshow che apre i battenti domani ad Hampshire, sempre in Inghilterra.
Il bombardiere invisibile, il “fulmine del cielo” che vola senza essere registrato dai radar, sta pagando il prezzo prevedibile per un progetto tanto costoso da dover essere esteso ad una miriade di applicazioni parallele, pur di racimolare i fondi necessari a lanciarlo. Lo stesso aereo monoposto e dotato di un singolo motore deve accontentare contemporaneamente le necessità dei tre corpi delle Forze Armate americane, e di quelle di 9 partners internazionali che hanno partecipato alle spese di sviluppo, e si sono impegnati a comperare i caccia prodotti dalla americana Lockheed Martin. Ognuno di questi clienti ha procedure separate di omologazione. Quelle della Royal Air Force ad esempio sono molto più severe di quelle vigenti negli Usa, e l’Inghilterra, dove chi firma le delibere può essere poi citato in giudizio in caso di incidenti, non ha ancora dato il via libera al progetto. Se il Pentagono avesse autorizzato l’invio degli aerei al salone Riat, gli F35 sarebbero stati dipinti in Florida con i colori dell’aviazione britannica, e poi fatti volare per partecipare alla mostra.
ALTRI RINVII

Rinvii e ritardi sono all’ordine del giorno nell’aviazione militare così come in quella civile. La rassegna di Farnborough che riunisce i due settori, ha dovuto registrare la contemporanea defezione di due altri modelli: il bimotore di medio raggio Bombardier Serie C che scenderà in campo come concorrente del Boeing 737 e della famiglia degli Airbus A320, e il mastodontico Airbus A380 nella versione approntata dalla Qatar Airlines. Entrambi gli aerei non sono ancora pronti per la commercializzazione. Nel caso degli F35, la tensione è aggravata dall’ esistenza di numerose commesse internazionali, molte delle quali stipulate prima della crisi economica che ha drenato le risorse finanziarie delle forze armate di tanti dei paesi consociati al progetto. Negli ultimi tempi Canada e Danimarca hanno annunciato ripensamenti, e la produzione è ferma a 97 esemplari: 28 utilizzati nei test di omologazione, e 69 già in dotazione all’esercito Usa per addestrare i suoi piloti.

Il Messaggero