Nuova Rai, FI all’attacco E la Corte dei Conti: azienda troppo esposta

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ROMA Matteo Renzi ha appena formulato le linee guida della riforma della Rai e il fuoco di sbarramento di Forza Italia – Maurizio Gasparri in testa – non si fa attendere. E senza risparmio sul calibro delle munizioni. Per il senatore Lucio Malan, il disegno del premier di «far eleggere al governo il supermanager della nuova Rai è l’emblema di un modello sovietico di libertà». Di «golpe bianco sull’informazione» parla Daniela Santanchè, mentre l’ex ministra di Berlusconi, Stefania Prestigiacomo, bolla come «inaccettabile» il progetto di «assoggettare il servizio pubblico radiotelevisivo al governo per mezzo di un ad nominato dallo stesso esecutivo».
Ma su una figura al vertice Rai dotata di eccessivo potere ed emanazione dell’esecutivo, affiorano dubbi anche tra gli alleati ncd. Angelino Alfano, pur dicendosi favorevole a «un rafforzamento del potere di gestione del nuovo amministratore delegato», sottolinea che a questo «deve corrispondere un rafforzamento del potere di controllo». Più esplicito sul tema, il presidente dei Senatori ncd Schifani avverte: «La Consulta ha sancito il principio del controllo parlamentare sull’informazione pubblica, perciò la riforma sia in sintonia con tale orientamento».
Intanto, ieri la Rai e i suoi bilanci sono finiti sotto la lente d’ingrandimento della Corte dei Conti, che ha sottolineato l’eccessiva esposizione finanziaria dell’azienda, i cui debiti verso le banche, nel 2013, sono saliti a 442,9 milioni rispetto ai 371,6 del 2012. La raccomandazione dell’organo di controllo amministrativo è quindi per «un contenimento dei costi, soprattutto di quelli di produzione», fino a valutare «la liquidazione o l’incorporazione di alcune società controllate». Rilevata l’opportunità di «tenere sotto osservazione la situazione», la Corte dei Conti nota peraltro alcuni aspetti positivi del bilancio Rai 2013 che chiude con un utile di 4,3 milioni a fronte della perdita di 245,7 milioni del 2012. Questo perché la gestione 2013 «ha risentito positivamente dei minori oneri per i grandi eventi sportivi del 2012, come le Olimpiadi», a cui si sono aggiunti «risparmi nei costi operativi e per il personale per oltre 60 milioni». In calo gli introiti pubblicitari (597,6 milioni, 77,3 meno del 2012) mentre sono aumentati di quasi 8 milioni i ricavi dal canone, ma in frenata rispetto agli incrementi degli anni scorsi.
Tornando al fronte delle polemiche sulla riforma, oltre a quello sul peso del governo nelle scelte del vertice Rai, un variegato fronte bipartisan si è creato contro l’eventualità di eleggere il Cda Rai in una seduta congiunta delle Camere, come ipotizzato da Renzi. La schiera dei contrari va dall’esponente della minoranza pd Pippo Civati, al membro M5S della Vigilanza Rai Mirella Liuzzi, all’ex componente del Cda di viale Mazzini e già vicepresidente della Consulta Enzo Cheli, al senatore Maurizio Gasparri, padre dell’omonima legge sulla Rai, che raccomanda a Renzi di leggersi l’articolo della Costituzione che impedisce la seduta comune del Parlamento per l’elezione del Cda. Al vicepresidente del Senato replica Lorenza Bonaccorsi, in commissione Vigilanza per il Pd e responsabile cultura del Nazareno: «Gasparri, per fortuna, non è più ministro delle Comunicazioni da quasi dieci anni. Se ne faccia una ragione. Al sistema tv ha già fatto troppi danni».

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