Nucleare, Tehran: accordo «vicino». Ma Israele: «Pericolo per la pace»

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«Siamo molto vicini» a un accordo sul nucleare: ci sono ancora «pochi passi» da fare. Lo afferma il presidente iraniano, Hassan Rohani, secondo quanto riporta l’agenzia Bloomberg. Gli fa eco il ministro degli Esteri Zarif da Vienna: c’è ancora del lavoro da fare prima di un accordo, ma nessuna estensione dei termini è contemplata. «Potrebbe sembrare che abbiamo raggiunto la vetta – dice Rohani all’Isna sui negoziati – ma non è così. Ci sono ancora passi da compiere. Anche se falliremo, avremo fatto il nostro dovere». L’intesa – secondo l’Associated Press – potrebbe essere annunciata addirittura lunedì, quando scade il termine ultimo fissato dall’Iran e i «5+1».

La cautela resta d’obbligo

La cautela resta ancora d’obbligo: le parti continuano a lavorare e a definire la bozza di accordo, che dovrà poi essere inviata alle capitali per il via libera definitivo. Un documento che negli ultimi giorni è passato da 80 a 100 pagine. «Abbiamo fatto molta strada. Siamo molto vicini a un accordo», ha fatto sapere in serata il presidente iraniano Hassan Rohani, sottolineando che è ancora necessario compiere alcuni «piccoli passi» per raggiungere l’intesa definitiva. «Restano alcuni nodi da sciogliere», ha messo in evidenza il Dipartimento di Stato americano. John Kerry è apparso comunque rilassato: dopo le 15 ore consecutive di trattative di sabato, in mattinata è andato alla messa nella storica cattedrale di Santo Stefano e poi ha visitato il `Mozarthaus´, una delle ultime abitazioni dove il compositore Wolfgang Amadeus Mozart ha vissuto a Vienna. Poi il ritorno all’hotel Coburg Palace, dove hanno luogo le trattative, per una riunione con la squadra di negoziatori statunitensi per limare la posizione americana e valutare i progressi.

Israele boccia l’intesa

Israele però boccia l’intesa prossima. L’accordo di Vienna, ha detto domenica Netanyahu al suo governo, «mette in pericolo la stessa pace mondiale». Netanyahu ha aperto il suo intervento con un tuffo nel passato. Ha mostrato un filmato del 1994 in cui il presidente Usa Bill Clinton annunciava di aver raggiunto un accordo che, a suo parere, garantiva che la Corea del Nord non avrebbe potuto in alcun caso dotarsi di armi nucleari e che gli alleati regionali degli Stati Uniti potevano dunque tranquillizzarsi. Ma alcuni anni dopo Pyongyang avrebbe ripreso i propri test atomici. Passando poi alle immagini rimbalzate da Teheran negli ultimi giorni, Netanyahu ha constatato che «il leader Khamenei viene citato mentre dice che l’Iran progetta di combattere gli Stati Uniti, indipendentemente dal raggiungimento di un accordo (a Vienna). Ed il presidente dell’Iran, Rohani, guida una marcia di odio a Teheran in cui le bandiere di Stati Uniti ed Israele vengono bruciate e in cui si scandisce: “morte agli Usa, morte a Israele2».

«L’Iran avrà ordigni nucleari»

L’accordo di Vienna, ha incalzato Netanyahu, spiana la strada all’Iran «per dotarsi di molti ordigni nucleari e disporre di centinaia di miliardi di dollari con cui finanziare il suo apparato di terrorismo e di conquista». Adesso, per Israele, l’orizzonte si fa molto scuro. Qualche incoraggiamento è giunto oggi dalle dichiarazioni del leader della maggioranza repubblicana al Senato Usa Mitch McConnell secondo cui per il segretario di Stato John Kerry «sarà difficile “vendere” l’accordo al Congresso». «Non c’è dubbio che il Congresso vede la questione iraniana molto diversamente dall’Amministrazione» ha detto una fonte ufficiale israeliana. Ma in definitiva le probabilità che l’accordo sia bloccato appaiono esigue.

CORRIERE DELLA SERA