Note e lacrime il doppio addio a Pino Daniele

Flash mob organized to commemorate songwriter Pino Daniele in Naples

«Grazie Pino», grazie di tutto. Le lacrime scivolano sulle sue parole, “Napule è” non ha mai fatto così male. «Tu dimmi quando, quando..», e una malinconia in più sarà per sempre prigioniera di queste note: il ricordo dell’auto nera che lo accoglie all’uscita del santuario per portarlo via mentre lui canta il suo addio. La voce accompagna l’ultimo viaggio e non se ne va, per vincere sul tempo gli era bastata qualche canzone di tanti anni fa. Perché «Pino c’è», ed è ovunque in questa mattina di musica triste al Divino Amore, nella voce dei tremila che gli dedicano alcune delle sue strofe, «e tu saj ca nun si’ sola…» e vorrebbero restituirgli un pizzico delle emozione che lui ha regalato. E nel coro dei centomila che lo saluta nella sua città, quando è ormai buio. «È il nostro concerto per Pino, cantiamo come se ci stesse ascoltando, ridiamo piangendo», Dora Fregola è arrivata all’alba da Napoli a Roma e torna nel pomeriggio a piazza del Plebiscito, sul polso ha tatuato una «P», ha fatto nascere sua figlia con un cesareo il 19 marzo, lo stesso giorno di Daniele, lo ha seguito in trenta concerti. Pino c’è nel sorriso che guarda al Vesuvio, il suo, «Mai nessuno grande come te», è scritto sullo sfondo del fotomontaggio, in prima fila tra la folla romana. Pino è nel cielo di due città, prima il funerale di mattina a Roma e poi il saluto in serata a Napoli, e nell’aria che continua a suonare tutto il giorno per lui, «il profeta della musica», lo definisce Rita. È nel silenzio lunghissimo davanti alla bara, fuori dal santuario, un’interminabile preghiera muta, nei tanti ricordi di chi è cresciuto «a pane e Pino».
PARENTI E AMICI

La prima moglie, Dorina Giangrande, la seconda, Fabiola Sciabbarasi con i tre figli, l’attuale compagna, Amanda Bonini, arrivano insieme con il feretro al Divino Amore poco prima di mezzogiorno. Dietro di loro, uno dopo l’altro, dal percorso riservato e controllato a vista da un’imponente security, ecco il popolo degli amici e degli artisti compagni di strada di Pino Daniele. James Senese, Tony Esposito, Enzo Gragnaniello, Nino D’Angelo («È come se con la sua morte fosse caduto il Maschio Angioino, è come se fosse scoppiato il Vesuvio»), Lina Sastri, sono tra i primi a entrare nel Santuario. Ma subito dopo ecco comparire Antonello Venditti e Renato Zero che preferiscono passare da dietro, attraversando il prato verde, più defilati rispetto alle migliaia di persone assiepate oltre il cordone di sicurezza. Ci sono Jovanotti e Fiorella Mannoia che, al termine della funzione, si lasciano andare a un abbraccio consolatorio, chiusi nel silenzio di un profondo dolore. Ci sono Joe Amoruso, Enzo Avitabile, Serena Autieri, Rossana Casale, Marco Mengoni, Emma Marrone, Umberto Tozzi, Stefano D’Orazio, Francesco Renga, Tullio De Piscopo, Nicoletta Mantovani, Fabrizio Frizzi, Mario Biondi, Irene Grandi, Gigi D’Alessio e Anna Tatangelo e il rapper Rocco Hunt. Un lungo elenco di artisti e colleghi che con lui hanno condiviso l’adrenalina del palcoscenico e la passione per la musica. A mezzogiorno arrivano Biagio Antonacci e Eros Ramazzotti. Quest’ultimo nella sua pagina Facebook all’amico Pino ha dedicato una canzone, che dice «ora che non ci sei, vorrei parlassi tu». In chiesa ad ascoltare l’omelia di padre Renzo Campitella, un francescano amico di famiglia, è seduta anche l’ex ministro Stefania Prestigiacomo: «Quando a Napoli ci fu l’emergenza rifiuti, lui mi cercò per chiedermi di promuovere un’iniziativa per restituire un’immagine alla città. Fu un concerto con Gigi D’Alessio indimenticabile».
L’OMELIA

Padre Renzo (che nel pomeriggio ha raggiunto Napoli, «a Roma è stato emozionante, ma qui è grandioso») ha parole schiette. Si rivolge alla famiglia del cantautore. «Che senso ha la vita? Ai figli dico state uniti, è il più bel regalo per papà. Quando ero parroco di un paese di montagna dicevo: mi raccomando quando state per morire “magnateve” tutto, lasciate i debiti. Che per quattro soldi, la gente si scanna. Per pagare i debiti si mette d’accordo». Poi l’affondo sui valori persi, sull’ipocrisia del mondo dei vip e dei media («tanto moriremo tutti») sulla famiglia «che va salvata» e il rimando a Mafia Capitale. «Quando è scoppiato lo scandalo – ha detto – mi sono vergognato di essere romano. Quanti banditi che ci governano, coi politici uno più magnaccia dell’altro. Salvate la famiglia». Tanti applausi per le parole di padre Renzo, ma c’è anche chi lo contesta, «è il funerale di un artista».
L’ARRIVO A NAPOLI

La sua città canta con lui. Un lunghissimo applauso accoglie il feretro di Pino Daniele nella piazza del Plebiscito piena come non mai, «almeno centomila persone», azzarda il sindaco De Magistris, «Napoli gli ha imstrato un amore immenso». A celebrare la cerimonia sul palco tra due statue equestri e i gonfaloni del Comune e della Regione listati a lutto è l’arcivescovo di Napoli, il cardinale Crescenzio Sepe. «Pino Daniele – dice – ha onorato Napoli. Ha denunciato le sofferenze, le colpe per scuotere le coscienze, non certamente per mortificarla. Il paragone con la carta sporca è soltanto una provocazione per sollecitare il risveglio e il riscatto. È di uomini come lui che Napoli ha bisogno, Pino Daniele ha dimostrato di saperla amare profondamente, anche standole lontano, ma indicandone limiti, carenze e voglia di risorgere. La sua musica è poesia».

Il Messaggero