Non toccate il ritratto

Francesco Totti 1

Duecentotrentadue gol fa, nasceva a Brescia in un freddo pomeriggio del 1994 la stella più luminosa della storia della Roma, il capitano, l’unico capitano, come recita il personale motivetto che lo accompagna la domenica in tutti gli stadi italiani.
Vent’anni dopo il tempo sembra essersi fermato, disturbato al solo pensiero di dover vedere finire le innumerevoli gesta superbe che ha regalato in tutta la carriera, ed iniziare a pensare di essere davanti a strambi patti satanici o di figure mitologiche non esula dalla volontà di chi ne è invaghito da ormai una vita.
Forse nasconde un qualcosa, magari nella soffitta di casa che gli elargisce tanta bontà, ma nessuno si azzarderà mai a chiedere, perché si sa finche dura fa verdura e al diavolo come faccia.
Francesco Totti è un ragazzo come tanti altri, tipicamente romano nel suo essere giocherellone e con la battuta sempre pronta, ma anche con i difetti che caratterizzano il popolo romano, che fanno di un essere inarrivabile a cui sarebbe concesso di camminare tre metri sopra tutti gli altri una figura popolare in cui i ragazzi e non, si riconoscono e lo riconoscono come uno di famiglia.
Il talento ha superato di gran lunga la sua ambizione, ma se di ambizione si parla in un contesto di squadra, perché al contrario a livello personale il concetto si potrebbe tranquillamente invertire: Scarpa d’oro, Capocannoniere nel 2007 secondo nella classifica dei marcatori All Time e molto altro che non elencheremo. Il tutto con solo una maglia, che durante la sua carriera non ha certamente potuto elargire così tanti campioni, e per questo a livello di squadra i successi sono stati minori ma certamente non meno importanti quali lo scudetto qualche Coppa Italia e soprattutto
un Campionato del Mondo vinto da assoluto protagonista che dir si voglia ( chiedere a Pirlo per conferma).
Rinunciare ad emigrare in altri lidi per amore della Roma e perdere perciò la possibilità di vincere tutto quello che si poteva, lo ha inserito d’ufficio nella storia di questa squadra e di questa città. Questo è il compenso per chi da una vita ha la stessa malattia e forse anche più grave ( pensando a ciò che ha rinunciato) dei propri sostenitori, ma pensandoci bene per essere campioni non servono ammucchiate di scudetti dopati o collezioni di coppe pleonastiche, ma è importante rimanere scolpiti nel cuore di chi ti ama, e Francesco lo ha fatto.
Un leader in tutto e per tutto, silenzioso, perché per esserlo non serve sbatterla una porta, ma leader è chi riesce ad accompagnarla dolcemente anche quando qualcosa scricchiola, quando il cigolio è troppo acuto da sopportare.
Rimarranno indelebili gesta come quelle dei gol a cucchiaio in un derby, alla scala del calcio o ad una semifinale dell’Europeo, ma parlarne al passato è un errore da correggere con la penna rossa, perché Francesco è e sarà sempre il presente della Roma.
Nel frattempo la speranza è che la mole fisica e tecnica continui a non scemare mai, convinti che quel pomeriggio di vent’anni fa qualcosa di magico è accaduto, che il Capitano custodisca ancora gelosamente il suo segreto, le cicatrici e le avversità le lasci subire a quel qualcun altro che se ne è preso le brighe di tollerare pur di vederlo sempre lì tra gli Dei del pallone e soprattutto che nessuno si azzardi a toccare il ritratto.

Jody Celli