«Non sono comunista, penso ai poveri»

PAPA

CITTÀ DEL VATICANO Un Papa felice, testardo, al quale ogni tanto capita pure di sbagliare. Un Papa che si preoccupa del futuro dell’Italia per via della disoccupazione giovanile che sfiora il 50 per cento. E che fa affidamento sui politici giovani perché «parlano una nuova musica». Non importa se siano di destra o di sinistra. «Spero che siano coraggiosi» dice. Francesco a ruota libera, Francesco che si confida senza veli, proprio come farebbe un uomo qualunque e non il Successore di Pietro. Senza peli sulla lingua, senza artifici diplomatici. Di sé racconta parecchio. Per esempio che nonostante la grande quantità di grane quotidiane riesce ad andare a letto sereno. Se sbaglia cerca di fare tesoro degli errori commessi per non ricascarci. Capita. Del resto sbagliare è umano, solo il perseverare è diabolico.

MARX
Abituato a rapportarsi con la gente dei miseri sobborghi di Buenos Aires, il pontefice «arrivato dalla fine del mondo» ancora una volta offre il meglio di sé nei rapporti interpersonali e nei colloqui senza filtri, come ha fatto con i cinque universitari fiamminghi ai quali ha accordato il privilegio di sottoporlo a una raffica di interrogativi senza schemi pre confezionati o quesiti concordati. Così, domanda e risposta, a bruciapelo, senza pensarci sopra un attimo, il tutto registrato dalle telecamere di una tv del Belgio, VRT. Il filmato – nato per dare anima ad un progetto di pastorale giovanile nelle Fiandre – è impressionante per la totale spontaneità con la quale i soggetti interagiscono – il Papa da una parte, seduto dietro la scrivania, e i giovani dall’altra, compreso una ragazza atea – totalmente a proprio agio nel chiedere: sei felice? Hai mai commesso errori? Perché ami tanto i poveri? Hai paura di qualcosa? Già, bella domanda, di cosa può avere paura il Successore di Pietro? «Di me stesso» è stata la riposta spiazzante. Diretto, sincero, onesto. Pensare che il colloquio non era facile, né scontato. Bergoglio ha respinto l’etichetta di pauperista, anzi, peggio ancora, di comunista per via dell’amore viscerale per i poveri. «Per me, il cuore del Vangelo è dei poveri. Ho sentito, due mesi fa, che una persona ha detto, per questo: Ma, questo Papa è comunista!. E no! Questa è una bandiera del Vangelo, non del comunismo: del Vangelo! Ma la povertà senza ideologia». Ha pure assestato un fendente al marxismo: «Credo che i poveri siano al centro dell’annuncio di Gesù. Il problema è che poi questo atteggiamento verso i poveri alcune volte, nella Storia, sia stato ideologizzato». Quello sulla povertà è un argomento già affiorato in passato per chiarire la sua posizione. A Cagliari, a settembre, aveva specificato che non si tratta di ricercare la povertà per la povertà, bensì un cammino della povertà come strumento. «Tutti i beni che abbiamo, il Signore ce li dà per fare andare avanti il mondo, andare avanti l’umanità, per aiutare, per aiutare gli altri».

TESORI
Il Papa infine ha messo in guardia i ragazzi dalla diffusa «cultura dello scarto»: «Ormai non si vogliono più i bambini e contemporaneamente tanti anziani muoiono per una eutanasia nascosta, perché non si ha cura di loro». Santità lei è felice? «Assolutamente, assolutamente. E’ anche una felicità tranquilla, perchè a questa età non è la stessa felicità di un giovane. Vi è differenza. Ma una certa pace interiore, una pace grande. Anche adesso che ci sono dei problemi, ma questa felicità non va via con i problemi. Nel profondo del cuore c’è questa grazia e questa felicità». L’ultima domanda però l’ha voluta fare lui e il Papa ai ragazzi ha chiesto a bruciapelo: «Dove è il vostro tesoro? Dove riposa il vostro cuore? Perchè dove è il vostro tesoro sarà la vostra vita. Ma non rispondetemi subito, fatelo da soli, a casa». Per l’Angelus di domenica Papa Francesco ha preparato una sorpresa per i fedeli che arriveranno: vuole regalare a tutti una copia tascabile del Vangelo. «Serve a essere felici».

IL MESSAGGERO