Non basta neppure Shaqiri, l’Inter si è fermata a Empoli

SHAQUIRI_INT

Va bene così: un punto, nessun gol preso, quinto risultato utile consecutivo. L’Inter torna da Empoli con questi tre sassolini in mano, poca roba, ci mancherebbe. Ma visto l’Empoli, lo 0-0 che esce dal Castellani è un bel castello di sabbia. La corsa alla Champions sarebbe rimasta ardua anche vincendo, ecco perché un punticino (che soddisfa i toscani per il carattere e la qualità di gioco) incontrato in questo modo va abbracciato. Perché dei progressi visti nel 2015, si è visto quasi nulla.

KOVACIC IN PANCA — Mancini conferma praticamente tutta la squadra che ha battuto il Genoa domenica scorsa. Il cambio in campo si chiama Ranocchia (al rientro dalla squalifica) che prende il posto di Andreolli. A sorpresa, invece, si siede Kovacic, pure lui a disposizione dopo il turno di stop contro il Genoa. Il Mancio così sistema gli stessi tre alle spalle di Icardi: Hernanes, Palacio e Podolski. L’Empoli si presenta con il 4-3-1-2 d’ordinanza senza Maccarone e Tavano, entrambi in panchina. Davanti a Verdi, la mente e la fantasia dei toscani, ci sono Mchedlidze e Pucciarelli. L’Empoli ha voglia di fare bene. Parte forte la squadra di Sarri, al 6’ Handanovic deve stendersi per deviare il destro di Hysaj. Il campanellino d’allarme è costante, non tanto per le occasioni da gol dell’Empoli (nessun’altra per molto tempo), quanto per la chiara capacità di giocare palla bassa e accelerare all’improvviso. Qualità che l’Inter non respinge adeguatamente. Verdi al centro quando accelera arriva prima di Guarin e Medel e i tre di centrocampo dei toscani sono più reattivi. A completare l’opera ci pensa il lavoro di Mchedlidze che tiene impegnati Ranocchia e Vidic oltre le aspettative. L’Empoli sale di tono senza steccare, mantenendo l’equilibrio. La squadra di Mancini ogni tanto dà l’impressione di non essere presente a se stessa, come quando Mchedlidze anticipa Handanovic nell’area piccola. L’illusione del gol sveglia il pubblico di casa, l’obiettivo sarebbe quello di scuotere pure la squadra in trasferta.

A DISAGIO — La ripresa inizia senza Ranocchia (distorsione al ginocchio). Dentro Andreolli al fianco di Vidic, con il serbo che dopo un paio di minuti sfiora il replay di domenica (colpo di testa largo di poco). La qualità dell’Inter giace sotto traccia, quando decide di spolverarla si nota. Hernanes taglia da destra verso il centro, cross e Palacio invece di stopparla sceglie l’opzione volante di testa. Fuori. L’Empoli non vuole concedere stima alla squadra di Mancini. Pucciarelli subito replica, Handanovic (e poi D’Ambrosio) liberano. Il tecnico di Jesi cambia dopo un quarto d’ora. Dentro Kovacic per Icardi; la punta diventa Palacio, il suo suggeritore più prossimo il croato appena entrato. L’avversario più complicato da disinnescare per i nerazzurri è Pucciarelli che a sinistra viaggia troppo per Campagnaro. Solo un gesto atletico di Handanovic dal coefficiente di difficoltà elevato può tenere a galla Mancini e soci. Il Castellani è un cofanetto di entusiasmo nel quale l’Inter si trova a disagio. E i minuti centrali della ripresa lo certificano. Dentro Zielinski per Verdi, dentro Maccarone per Mchedlidze: Sarri vuole mantenere l’intensità elevata, necessita di forze fresche lasciando intatto la filosofia. E sembra funzionare: Maccarone per Zielinski, Handanovic cheta tutto. Per mettere un coperchio al pentolone empolese sempre in ebollizione, Mancini sceglie Shaqiri (fuori Podolski) spedendo Hernanes a sinistra e mettendo lo svizzero sulla corsia opposta. I risultati iniziali non sono gli stessi del collega Sarri. L’Empoli continua a dare sensazioni più positive. Tavano infarcisce la speranza nel finale, entrando per Pucciarelli. Il destino non muta i suoi piani, finisce 0-0. Un risultato più soddisfacente per il pubblico toscano piuttosto che per Sarri. Un punto che invece all’Inter, col senno di poi, va bene.

 

GAZZETTA DELLO SPORT